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Ballottaggi Francia: Macron chiede blocco contro la destra ma quel che resta del suo partito si spacca

Macron invoca l’unità repubblicana: tutti i partiti si uniscano contro l’estrema destra, ma contraddice se stesso che durante la campagna elettorale ha messo sullo stesso piano Marine Le Pen e la sinistra di Jean-Luc Mélenchon e spacca il suo partito

 

Il presidente francese, forse ancora frastornato dalla batosta elettorale, è incoerente, chiede a tutti i partiti si unirsi contro l’estrema destra, ma anche che le alleanze “vanno cercate collegio per collegio” e valutate, ovvero non sempre e non per forza bisogna sostenere il candidato de la France Insoumise e non impone il ritiro di tutti i candidati di Ensemble arrivati terzi e che possono favorire il RN. Inoltre prima ancora di capire se gli elettori lo seguiranno, il suo partito o quel che ne resta, non sembra ha intenzionato a seguirlo.

Che questa strategia difficilmente funzionerà lo conferma il ministro delle Finanze Bruno Le Maire, che intervenendo su France Inter, ha escluso di sostenere il voto per un candidato della France Insoumise anche dove sia l’unica opzione realistica per fermare un candidato di RN. “La France Insoumise è un pericolo per la nazione”, ha dichiarato. Ma Le Maire non è un caso isolato, il presidente di MoDem, François Bayrou ha affermato che “molti francesi sarebbero assolutamente disperati nel ritrovarsi di fronte alla scelta tra RN e La France Insoumise”, aggiungendo che per Macron serve “un grande” blocco “chiaramente democratico e repubblicano”, parole che confermano che il blocco repubblicano non sarà sempre e ovunque compatto.

Anche la candidata di Ensemble Sylvie Casenave-Péré, arrivata terza dietro alla sorella di Marine Le Pen, Marie-Caroline (Rn) e al Nouveau Front Populaire nella quarta circoscrizione di La Sarthe, ha già deciso di non fare un passo indietro. Non si ritirerà neanche Francis Dubois, deputato uscente in Corrèze, arrivato dietro al socialista François Hollande e alla candidata RN, che resta in corsa favorendo la vittoria dell’estrema destra.

Stesso ragionamento per Loïc Signor (Ensemble) in Val-de-Marne, che non si ritirerà sostenendo di avere l’appoggio del primo ministro Gabriel Attal. Va citato anche l’ex premier Edouard Philippe, leader di Horizons ed ex membro del campo presidenziale, che ha detto: “nessun voto dovrebbe andare ai candidati di RN, né a quelli de La France Insoumise, con i quali divergiamo non solo sui programmi ma sui valori fondamentali”.

I casi sono tanti, crescono di ora in ora e la lista dei disobbedienti sia avrà tra poche ore, quando scadrà il termine per accettare o meno di continuare la corsa. A completare il quadro ci sono i Repubblicani che dopo il tradimento e la scissione di Eric Ciotti e forti del loro 10 per cento preso al primo turno hanno già annunciato che non daranno indicazioni di voto, ma appare difficile che i gollisti possano votare l’estrema sinistra. Le premesse per Macron e per tutti coloro che sperano di arginare la destra al ballottaggio non sono delle migliori.