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Salute & Benessere. Covid-19, sono 4 i test per scoprire il contagio: ecco come funzionano

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Per la diagnosi di infezione da Covid-19 sono al momento disponibili diversi metodi: tampone molecolare, test sierologico e test rapido 

Spesso si fa confusione tra i vari tipi di test disponibili e forse è il caso di mettere un po’ di ordine.

Test molecolare

È il cosiddetto “tampone”, il test attualmente più affidabile per la diagnosi di infezione da coronavirus. La metodica consiste nel prelevare con un lungo bastoncino simile ad un cotton-fioc un campione delle vie respiratorie del paziente, preferibilmente dalla mucosa naso-faringea o, laddove possibile (in ospedale), espettorato o broncolavaggio o broncoaspirato. Il campione viene analizzato in laboratori altamente specializzati e formalmente individuati dalle autorità sanitarie, in un tempo compreso fra le due e le sei ore dal momento in cui il campione viene avviato alla processazione in laboratorio.

Test antigenico

Questa tipologia di test (il cosiddetto “tampone rapido”) è basata sulla ricerca, nei campioni respiratori del paziente, delle proteine virali (antigeni). Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle dei test molecolari (tampone naso-faringeo), i tempi di risposta sono molto brevi (circa 15 minuti), ma la sensibilità e specificità di questo test sono inferiori a quelle del test molecolare, quindi le diagnosi di positività ottenute con questo test devono essere confermate da un secondo tampone molecolare. Il test nel 10% circa dei casi può dare anche dei falsi negativi (pazienti infetti che risultano negativi al test). Il “tampone rapido” è tuttavia estremamente utile per le situazioni in cui occorre una risposta in tempi brevissimi, per esempio nello screening dei passeggeri in aeroporto.

Test sierologico classico

Mentre il“tampone”, sia esso molecolare o rapido, individua nelle secrezioni respiratorie del paziente il virus o le sue proteine, il test sierologico (o immunologico) rileva la presenza nel sangue degli anticorpi specifici che il sistema immunitario produce in risposta all’infezione, la loro tipologia (IgG, IgM, IgA), ed eventualmente la loro quantità. Questo test, quindi, richiede un prelievo di sangue venoso e viene effettuato presso laboratori specializzati.

Test sierologico rapido

I test sierologici rapidi si basano sullo stesso principio di quelli classici, ma sono semplificati e danno risposte solo di tipo qualitativo, dicono cioè soltanto se nell’organismo sono presenti gli anticorpi specifici per il virus. Questi test sono di semplice esecuzione, hanno tempi medi di risposta di circa 15 minuti e possono essere effettuati anche al di fuori dei laboratori grazie ad un dispositivo di rilevazione sul quale viene depositata una goccia di sangue ottenuta con un pungi dito. La presenza di anticorpi viene visualizzata mediante la comparsa sul dispositivo di una banda colorata o di un segnale fluorescente letto con uno strumentino portatile. L’affidabilità di questo tipo di test è tuttavia molto variabile, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità attualmente non raccomanda l’utilizzo di questo tipo di test per la rilevazione di anticorpi nell’assistenza ai pazienti.

È importante sottolineare che i test sierologici, per la loro stessa natura, non sono in grado di dire se il paziente ha in atto l’infezione da Covid-19, ma soltanto se è entrato o meno in contatto con il virus. Quando si contrae l’infezione, infatti, il nostro organismo impiega alcuni giorni prima di produrre gli anticorpi specifici, che poi rimangono in circolazione per parecchio tempo dopo che l’infezione è stata superata ed il virus eliminato. Una persona positiva al test sierologico potrebbe quindi non avere più una infezione in corso. Viceversa un risultato negativo del test sierologico non esclude che la persona sia positiva al virus perché si è infettata da poco e quindi non ha ancora prodotto gli anticorpi. Il test sierologico classico non ha pertanto valore diagnostico, se non in determinati casi, nei quali va associata la valutazione della sintomatologia e del decorso clinico del singolo paziente; la ricerca degli anticorpi specifici effettuata con i test sierologici è invece estremamente utile negli studi epidemiologici, per la valutazione della reale circolazione di un virus nella popolazione dopo un evento epidemico.
I test salivari

Recentemente sono stati proposti sul mercato dei test che utilizzano come campione da analizzare la saliva, facilissima da prelevare. Una struttura all’avanguardia per questo test è l’ospedale Spallanzani di Roma che utilizza uno dei sistemi correntemente utilizzati per i tamponi naso-faringei. Questa apparecchiatura tuttavia non ha una processività elevata: riesce infatti ad effettuare solo 8 campioni per volta, con tempi di analisi dei campioni di circa un’ora. Pertanto il suo utilizzo è indicato soltanto in casi particolari, come per esempio la conferma urgente di positività riscontrate nel corso di test antigenici.

Conclusioni

Il test molecolare rimane a tutt’oggi il il più affidabile per la diagnosi. Gli altri metodi vanno utilizzati se non si ha la possibilità di accedere al test molecolare classico, oppure per scopi diversi dal contesto diagnostico, quale la sorveglianza epidemiologica.

 

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.