Crisi Ucraina. L’Italia di Draghi pronta a schierare 1100 soldati e continua a inviare armi pesanti a Kiev

Sono oltre 1100 i militari italiani che nelle prossime settimane partiranno per Ungheria e Bulgaria, schierati ai confini meridionali insieme ad altri reparti della NATO. I dettagli saranno inseriti nella “delibera missione” che il Consiglio dei ministri approverà nei prossimi giorni e dovrà poi inviare al Parlamento per la ratifica

L’Italia aumenta la sua esposizione internazionale contro la Russia, raggiungendo un nuovo livello di impegno nella crisi ucraina, che comunque ha ben poco a che vedere con la pace di cui tanto si parla e per cui ben poco si fa.

Si parla infatti, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, di schierare sul campo ben 1100 soldati dei reparti speciali e fornire l’aiuto per fermare eventuali attacchi cyber, ma anche intrusioni aeree. Nello specifico si parla di circa 500 soldati da schierare al confine sud in Bulgaria e 600 in Ungheria; si tratta di appartenenti ai nuclei speciali come lagunari, paracadutisti, alpini, incursori del Comsubin.

Uno spiegamento di forze sicuramente non da poco e che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini aveva preannunciato al Parlamento: “Abbiamo deciso di rafforzare la postura di deterrenza e rassicurazione, con particolare attenzione sui Paesi del fianco Est. L’Italia già contribuisce a queste misure in maniera significativa, con una componente terrestre in Lettonia, una componente aerea in Romania e Islanda e una componente navale nel Mediterraneo Orientale. A questo sforzo si aggiungeranno gli impegni in Bulgaria e Ungheria, che saranno inseriti nella ‘delibera missioni’ di prossima presentazione al Parlamento”.  Annuncio questo, confermato nel corso della visita di questi giorni del presidente del Consiglio Mario Draghi al presidente Joe Biden.

Ma non solo, il Bel Paese vuole inviare a Kiev – che oggi ha ridotto le forniture di gas russo all’Europa sfruttando il fatto che i gasdotti passano dal sud-est dell’ucraina, adesso in mano russa – armi tecnologiche – per questo è stata coinvolta la statale delle armi, Leonardo – come gli antidroni Guardian, disturbatori di radar e sistemi di difesa contro eventuali attacchi alle infrastrutture.

Altra nota importante riguarda l’invio di armi pesanti: nonostante infatti le proteste di M5S e Lega il governo garantirà ulteriori invii di armi pesanti – le prime sono partite per l’Ucraina già due settimane fa –, senza un nuovo voto in Parlamento. Secondo quanto riferisce sempre il Corriere infatti, la “copertura normativa” è già arrivata con il decreto approvato l’1 marzo e già convertito in legge. Il Governo Draghi potrà così, fino al 30 settembre, continuare ad inviare armi di tutti i tipi a Kiev: armi pesanti, mortai, lanciatori Stinger, mitragliatrici pesanti Browning, colpi browning, mitragliatrici leggere, lanciatori anticarro, colpi anticarro, razioni K, radio, elmetti e giubbotti antiproiettile.

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