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Dopo Ok di Biden Crosetto precisa: “Kiev non può attaccare con nostre armi”.  Decisione  della Nato non è collettiva

“Noi forniamo aiuti, anche militari, a una nazione aggredita, per difendersi e riconquistare la sua sovranità violata. La Costituzione, le leggi e la nostra postura internazionale non consentono, a mio avviso, di fare altro”

Lo ha ribaito il ministro della Difesa Guido Crosetto, in una intervista al Domani, parlando sull’udo dele armi occidentali fornite all’Ucraina che potrà essere utilizzate per colpire il territorio russo. “Lo diremo ai nostri alleati in modo franco, leale, sereno, senza alzare i toni – aggiunge il ministro -. Io penso che il dettato della nostra Costituzione ci dica, all’articolo 11, due cose precise: che l’Italia ripudia la guerra e, anche, che partecipiamo alle alleanze storiche in cui crediamo. Sono due parti dello stesso articolo. Per me significa che dobbiamo aiutare in ogni modo possibile l’alleato aggredito, ma che, non essendo in guerra, non possiamo consentirgli di utilizzare gli aiuti per colpire il nemico sul suo terreno”.

La posizione dell’Italia si basa anche sul fatto che le decisioni della Nato per statuto devono essere prese con l’unanimità dei 32 Paesi aderenti e ad oggi solo una decina sono favorevoli a consentire all’Ucraina di attaccare il territorio russo. Tesi confermata anche  dalla ministra degli Esteri della Lettonia, Baiba Braze. tra i più agguerrita sostenitori di Kiev, che ieri, durante un’intervista alla televisione lettone ha affermato: “Fornire armi all’Ucraina o consentirne l’uso contro obiettivi militari posti sul territorio russo non è una decisione collettiva della Nato. La decisione viene presa individualmente da ciascun membro dell’Alleanza”.