Draghi al Quirinale? D’Alema contrario: “Italia in mano alla grande finanza internazionale”

“L’idea che il premier si auto-elegge Capo dello Stato e nomina al suo posto un alto funzionario del ministero dell’economia mi pare non adeguata per un grande Paese democratico come l’Italia, con tutto il rispetto per le persone”

Questa una delle frecciate, che, non uno qualsiasi, ma tale Massimo D’Alema, ha lanciato contro il presidente del consiglio, Mario Draghi. Parole pesanti come macigni alle quali ha aggiunto: “Non mi impressiona che abbiamo al governo Draghi, che è una condizione di necessità, ma il tipo di campagna culturale che accompagna questa operazione, sulla necessità di sospendere la democrazia e di affidarsi a un potere altro che altro non è se non il potere della grande finanza internazionale”.

Nulla di più chiaro, che tradotto significa, “mai Draghi Presidente della Repubblica”. Per D’Alema la scelta del nuovo Presidente della Repubblica deve essere l’occasione per un ritorno in campo della politica, che con Draghi premier, oggettivamente ha contato ben poco, oltre all’esigenza di trovare una soluzione di compromesso, che significa coinvolgere un ampio campo politico.

Tutto questo discorso nasce dall’annuncio del ritorno di Articolo Uno nel Pd, operazione oggi possibile perché “la malattia del renzismo – dice D’Alema – è stata combattuta e sconfitta”. Tutto bene? Ma anche no, molti nel Pd infatti, sentendosi esclusi da questo nuovo progetto già invocano il congresso. Ma questo si vedrà in seguito.

Ciò che invece si vedrà subito è la partita per l’elezione del successore del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ufficialmente inizierà a fine mese, ma che di fatto è già incominciata ed al momento il risultato finale appare imprevedibile. Il centro destra che con sui 450 voti, ha il pallino in mano, al quarto scrutinio, quando ne bastano solo 505, potrebbe fare il colpaccio, ma deve fare convergere sul suo candidato almeno un centinaio di voti, calcolando qualche “franco tiratore”, che darebbero la sicurezza necessaria, ma non è cosa semplice, specie se il nome in campo fosse quello di Silvio Berlusconi.

Certo i 5 stelle, con in testa Giueseppe Conte, che al momento contano numeri importanti, a parte il solito Di Maio, non hanno alcuna intenzione di votare per Draghi, ma certamente non voterebbero per il cavaliere. La partita dunque è tutta da giocare e come giustamente ha detto D’Alema, per trovare la quadra “bisogna trovare una convergenza politica ampia”.

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Redazione di Fatti&Avvenimenti