Elezione presidente Repubblica. No di Berlusconi a Draghi: con lui al Colle noi fuori dal governo… e si vota


Silvio Berlusconi, non ha ancora ufficializzato la sua candidatura al Quirinale, ma fa sapere che ha intenzioni di partecipare e sopratutto di vincere lanciando il suo avviso: con Draghi al Colle noi fuori dal governo

L’annuncio ufficiale sarà dato dopo il vertice del centrodestra, che si terrà probabilmente venerdì, anche se fra i suoi c’è chi gli consiglia di rompere gli indugi e chi invece preferirebbe attendere. Questioni di giorni, ma il risultato non cambia, il cavaliere è fermamente deciso a correre per diventare Presidente della Repubblica.

Berlusconi oggi è atteso a Roma e pare darà il via all’ “operazione scoiattolo”, che di fatto altro non è che la caccia, uno per uno, ai parlamentari che dovrebbero votarlo. Per convincerli l’ex premier ha già fatto circolare con note ufficiose il suo programma, che non è rassicurante per chi non vuole andare a votare prima della scadenza naturale delle legislatura: “Draghi ha poche chanches di essere eletto al Quirinale perché — ripete da giorni il cavaliere — se sale al Colle, si va alle elezioni anticipate visto che sarà impossibile formare un nuovo governo perché FI non ci starà”.

Parole che potrebbero fare breccia non solo sui suoi alleati, ma anche su quella quella platea di eletti che attendono settembre per maturare la “speciale” pensione. Va da se invece che se Draghi resta premier per Pd e M5S sarà difficile sganciarsi e comunque con se stesso al Quirinale, un’altra maggioranza potrebbe formarsi o lavorerebbe da Presidente per formarla.

Il ragionamento sulla carta potrebbe funzionare ma gli ostali restano. Al momento quello che appare quasi improbabile è che Draghi venga eletto nelle prime tre votazione, dove occorre una maggioranza qualificata, tranne che non sia lo stesso Berlusconi a votarlo. Un opzione che però vista la tenacia con la quale il leader di F.I. si sta battendo appare impossibile. Dalla quarta votazione in poi, quando per essere eletti occorrono solo 505 voti, tutto può succedere, ma non è detto che l’ “operazione scoiattolo” riesca, in quella sede infatti potrebbe aprirsi le porte a candidati alternavi come Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini, Letizia Moratti e chi più ne ha più ne metta. Ma il vecchio e tenace Silvio ha in mano delle buone carte.


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Redazione di Fatti&Avvenimenti

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