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Elezioni Francia, Marine Le Pen vince il primo turno, ma per la maggioranza assoluta dovrà ripetersi ai ballottaggi con gli avversari pronti a tutto

Per le sinistre unite e il blocco macroniano, Rassemblement National va fermato a qualunque costo e sono pronti a qualsiasi accordo per riuscirci, ma dal dire al fare c’è di mezzo una strada è piena di trappole

Dei 577 seggi del parlamento al primo turno ne sono stati assegnati solo 76: 39 al Rassemblement National (arrivato in testa con il 33,14% dei consensi); 32 al Nuovo Fronte Popolare della sinistra (27,99%); due per il partito del presidente Ensemble (20,4%); uno per i Repubblicani (10,7%). Tutto quindi è rimandato all’esito dei battottaggi di domenica prossima. Per avere la maggioranza assoluta servono 289 seggi e al RN le previsioni dell’istituto Elabe assegnano tra i 255 e i 290 seggi. Per questo ogni singola sfida è determinante.

Per le legislative si vota con il sistema maggioritario a doppio turno e in collegi uninominali, che tradotto significa che sono stati eletti al primo turno solo i candidati che hanno ottenuto il 50% più uno dei consensi (a patto che corrispondano al 25% degli iscritti alle liste). Se nessuno ha superato la soglia, vanno al secondo turno i primi due e tutti coloro che hanno preso più del 12,5% dei voti. Co un’affluenza record che ha sfiorato il 70 per cento, sono cresciuti i casi di triangolari. Ed è proprio su questi che si gioca la partita e le speranze di vincere, con ritiri mirati dando indicazioni di voto per un candidato specifico.

L’imperativo di Macron, ma anche delle sinistre è di “evitare la catastrofe e fare le barricate per scongiurare il peggio” per arginare l’onda della destra che, come da previsioni, dopo le Europee, ha travolto anche le elezioni legislative in Francia.

La sinistra con parole drammatiche ha subito chisto agli elettori la nascita del blocco repubblicano per il secondo turno e là dove ci sono più di due candidati, si ritirino tutti coloro che sono arrivati terzi (o quarti) e sostengano gli avversari del Rassemblement National. Questa operazione ha funzionato nei ballottaggi del 2017 e del 2022, che Emmanuel Macron vinse contro Marine Le Pen grazie ai voti di tanti che lo scelsero “tappandosi il naso” per paura della “donna ner”. Ma oggi la storia è divesra e il RN può sognare la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea nazionale, anche perché il cosiddetto asse repubblicano è tutt’altro che compatto.
Ed infatti mentre il Nuovo fronte popolare della sinistra si è detto pronto a ritirare i candidati di troppo, Macron, il vero sconfitto e il primo ad incocare l’unità, ha già fatto sapere che non sarà così con tutti. “Valuteremo caso per caso”, ha detto aalle tv nella notte. Il presidente francese quindi vuole un blocco ma alle sue condizioni e il gioco delle alleanze con ritiri si è trasformato in battaglia.

Del resto, nulla di nuovo Macron ha fatto tutta la campagna elettorale stigmatizzando quella che chiama “estrema sinistra” e ammiccando all’estrema destra. Molto difficile pensare che ora torni sui suoi passi pur di tenere lontana Marine Le Pen dal potere. “Si valuteranno anche gli accordi con la France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon, ha assicurato la velina dell’Eliseo. Una risposta a chi ha accusato il suo partito di portare avanti la strategia del “né né”, già figlia delle scorse elezioni legislative quando non vennero date indicazioni di voto per i ballottaggi.

Su questa strada ci sono anche i Repubblicani, che assorbito lo psicodramma del leader Eric Ciotti che ha stretto alleanze con l’estrema destra (lui stesso è in vantaggio nella circoscrizione delle Alpi marittime, ma deve andare al secondo turno), il partito ha preso un 10%, sulla carta non intende questi voti usare per aiutare nessuno, ma il rischio è che a livello locale ci scappino altri apparentamenti con Le Pen. Di sicuro mai a vantaggio della sinistra.