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G7, documento finale. Uniti sugli aiuti all’Ucraina e sanzioni a Mosca. Attriti sui diritti civili e manca la parola “aborto”

Un G7 che ha messo in luce gli attriti e le distanze tra i Paesi Occidenali. Nel documento finale manca la parola “aborto”, ma rimane la necessità di perseguire l’uguaglianza di genere, l’emancipazione femminile e il rispetto dei diritti Lgbtq. Tutti uniti sui due grandi conflitti in corso: quelli in Ucraina e a Gaza e sul monito alla Cina

I principi generali

“Noi, leader del Gruppo dei Sette, ci siamo riuniti in Puglia per riaffermare la nostra duratura unità e determinazione ad affrontare le sfide globali in un momento cruciale della storia e mentre la comunità internazionale affronta molteplici crisi interconnesse”. E’ quanto si legge nella bozza della dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia, nel cui preambolo i leader ribadiscono “la nostra comune fede nei principi democratici e nelle società libere, nei diritti umani universali, nel progresso sociale e nel rispetto del multilateralismo e dello Stato di diritto”.

E ancora: “Ci impegniamo a offrire opportunità e a perseguire una prosperità condivisa. Cerchiamo di rafforzare le regole e le norme internazionali a beneficio di tutti. Il nostro lavoro si basa sull’impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite, a salvaguardare la pace e la sicurezza internazionali e a sostenere un ordine internazionale libero e aperto basato su regole – prosegue il preambolo – Sosterremo una governance globale più efficace, inclusiva ed equa che rifletta il nostro mondo in evoluzione. Riaffermiamo il nostro impegno a sostenere la dignità umana e lo Stato di diritto in ogni parte del mondo. Lavoriamo insieme e con gli altri per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo”.

Guerra in Ucraina

“Per la lotta dell’Ucraina per la sua libertà e per la sua ricostruzione, abbiamo deciso di mettere a disposizione circa 50 miliardi di dollari sfruttando le entrate straordinarie dei beni sovrani russi immobilizzati, inviando un segnale inequivocabile al presidente Putin. Stiamo intensificando i nostri sforzi collettivi per disarmare e definanziare il complesso militare industriale russo». E’ quanto si legge in un passaggio del preambolo della bozza di dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia.

Aborto e impegni di Hiroshima

Non c’è la parola “aborto'” nel documento finale del 50esimo vertice del G7,, ma vengono confermati gli impegni assunti al summit di Hiroshima di un anno fa che riguardano anche l’interruzione volontaria di gravidanza. “Ribadiamo i nostri impegni assunti nel Comunicato dei leader di Hiroshima per l’accesso universale a servizi sanitari adeguati, convenienti e di qualità per le donne, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i diritti per tutti”.

Lgbt e gap donne

“Riaffermiamo il nostro impegno per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze in tutta la loro diversità, attraverso una partecipazione piena, equa e significativa in tutte le sfere della società. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone LGBTQIA+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi, e condanniamo fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali”.

I leader ribadiscono dunque l’impegno sul fronte dei diritti ‘arcobaleno’ a differenza di alcune indiscrezioni emerse nella giornata di oggi. “Continueremo a promuovere e proteggere i loro diritti in tutte le sfere della società e a integrare costantemente l’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti politici – si legge ancora -. Lavoreremo con partner globali per promuovere l’uguaglianza di genere nei forum multilaterali”. Per colmare il gap che lede le donne, “insieme alle istituzioni finanziarie internazionali, sbloccheremo almeno 20 miliardi di dollari in tre anni in investimenti per promuovere l’emancipazione”.

Iran e Russia

I Paesi del G7 chiedono all’Iran di “smettere di sostenere la guerra della Russia in Ucraina e di non trasferire missili balistici e relativa tecnologia”. Nel documento i Sette si dichiarano “pronti a rispondere a Teheran in modo rapido e coordinato, anche con misure nuove e significative”. La Repubblica islamica viene esortata quindi a non sviluppare o acquisire mai un’arma nucleare e a fermare le attività di arricchimento dell’uranio che “non hanno giustificazioni civili credibili”. Secondo i Paesi del G7, l’Iran “deve impegnarsi in un dialogo serio e fornire garanzie convincenti che il suo programma nucleare sia esclusivamente pacifico” e a questo proposito si sostiene il ruolo di monitoraggio e verifica dell’Aiea e si esprime “forte preoccupazione per l’attuale mancanza di cooperazione dell’Iran con l’Agenzia”. Nella bozza si chiede all’Iran anche di cessare le sue attività dannose e le azioni “destabilizzanti” in Medio Oriente, minacciando ulteriori sanzioni o altre misure, ed il rilascio immediato della Msc Aries e del suo equipaggio. Si ribadisce, infine, “grande preoccupazione per le violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran, in particolare contro le donne, le ragazze e le minoranze”.

Taiwan e Cina

I leader del G7 ribadiscono che “mantenere pace e stabilità nello Stretto di Taiwan è indispensabile per la sicurezza e la prosperità internazionale”. Nella bozza di dichiarazione finale del vertice confermano il «sostegno alla partecipazione significativa di Taiwan alle organizzazioni internazionali, comprese l’Assemblea mondiale della sanità e le riunioni tecniche dell’Organizzazione mondiale della sanità, come membro quando la statualità non è un prerequisito e come osservatore o ospite quando lo è. Non c’è alcun cambiamento nelle posizioni di base dei membri del G7 su Taiwan, comprese le politiche dichiarate di ‘un’unica Cina’. Chiediamo una risoluzione pacifica delle questioni relative allo Stretto di Taiwan”, si legge nel testo che conferma “seria preoccupazione” per la situazione nel Mar cinese orientale e meridionale, ribadendo “la nostra ferma opposizione a qualsiasi tentativo unilaterale di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione”.

“Continuiamo a opporci all’uso pericoloso da parte della Cina della Guardia costiera e della milizia marittima nel Mar cinese meridionale e alla ripetuta ostruzione della libertà di navigazione in alto mare”, prosegue la bozza, che esprime seria preoccupazione per il crescente ricorso a manovre pericolose e cannoni ad acqua contro imbarcazioni delle Filippine”. “Non c’è base legale per le estese rivendicazioni marittime della Cina nel Mar cinese meridionale e ci opponiamo alla militarizzazione e alle attività coercitive e intimidatorie della Cina nel Mar cinese meridional”, aggiungono, richiamando la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) e quanto stabilito nel luglio 2016 dalla Corte permanente di arbitrato, “una pietra miliare significativa, giuridicamente vincolante per le parti» e «base utile per risolvere in modo pacifico le controversie”.

Conflitto Israele-palestinese

I leader del G7 si sono detti “profondamente impegnati a evitare che il conflitto” in corso nella Striscia di Gaza si inasprisca ulteriormente e si espanda nella regione. Si ribadisce quindi la “ferma condanna per l’attacco iraniano contro Israele del 13-14 aprile, che ha segnato un’escalation inaccettabile, e riaffermiamo il nostro impegno per la sicurezza di Israele”.

I leader del G7 hanno quindi rivolto un appello “a tutte le parti di allentare le tensioni e di contribuire in modo costruttivo alla riduzione della tensione” ed hanno espresso “particolare preoccupazione per la situazione lungo la Linea Blu” tra Israele e Libano. Riconoscendo “il ruolo di stabilizzazione fondamentale svolto dalle Forze armate libanesi e dall’Unifil”, il G7 ha “esortato tutti gli attori coinvolti a dar prova di moderazione per evitare un’ulteriore escalation, in linea con la risoluzione Onu 1701”.

Houthi e missione Aspides

I Paesi del G7 condannano gli attacchi condotti dagli Houthi contro le navi commerciali in transito attraverso il Mar Rosso e il Golfo di Aden, chiedendone la cessazione. Si legge ancora nelle conclusioni, secondo cui gli attacchi dei ribelli che controllano ampie zone dello Yemen “rischiano di destabilizzare la regione e mettono a repentaglio” la road map guidata dalle Nazioni Unite per la pace nel Paese arabo. “Questi attacchi illegali devono finire. Chiediamo il rilascio immediato da parte degli Houthi della Galaxy Leader e del suo equipaggio»” prosegue la bozza in cui si sottolinea il ruolo essenziale svolto dall’operazione marittima dell’Ue ‘Aspides’ e dall’operazione guidata dagli Stati Uniti ‘Prosperity Guardian’ “per proteggere le rotte marittime cruciali che sono fondamentali per il commercio globale”. “Chiediamo agli Houthi di rispettare i loro obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale e di cessare i loro attacchi nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nelle acque circostanti”.

Migranti

“In linea con la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Untoc) e i suoi protocolli, rafforzeremo le nostre azioni per prevenire, contrastare e smantellare le reti criminali organizzate che traggono profitto dal traffico di migranti e dalla tratta di persone. A tal fine, stiamo lanciando una coalizione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti. Attraverso questa iniziativa, promuoveremo una maggiore cooperazione sulle capacità investigative, coinvolgendo le autorità competenti nei paesi di origine, transito e destinazione”.

“Incoraggeremo i progressi verso scambi di dati migliori e affidabili, fondamentali per azioni di contrasto congiunte basate su prove contro le reti di contrabbando e tratta e utilizzeremo un approccio ‘follow the money’ per identificare, indagare e contrastare efficacemente la criminalità organizzata, affrontando gli aspetti finanziari, compresa una maggiore cooperazione sulla confisca dei beni”.