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G7. Il fondo da 50 miliardi per Kiev è fumo negli occhi: a pagare non sarà Mosca ma alcuni Paesi occidentali

I leader del G7 in Puglia lo hanno annunciato come il colpo del KO alla Russia, ma leggendo i dettagli dell’accordo ci si accorge che si è voluto gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica ed a pagare, alla fine, non sarà Mosca

Il fondo da 50 miliardi di dollari predisposto per sostenere l’Ucraina, dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, passando per il cancelliere tedesco Olaf Scholz, fino alla segretaria al tesoro Usa, Janet Yellen, è stato presentato come una grande vittoria sulla Russia e la determinazione del G7 a sostenere Kiev, ma leggendo attentamente i termini del provvedimento sembra esattamente il contrario e vediamo perché.

È importante ricordare che i leader del G7 non hanno voluto seguire, la strada molto più dura che voleva Washington, ovvero il sequestro diretto dei 280 miliardi russi da cui maturano gli interessi, perché avrebbe comportato grossi rischi con ricadute pesanti sull’Occidente che avrebbe perso la fiducia dei mercati internazionali. Si è quindi scelto la strada meno pericolosa, precisamente di un finanziamento e i soldi li anticiperanno solo Usa, Canada, Gran Bretagna e Giappone. Gli altri si sono tirati indietro più o meno apertamente consapevoli che alla fine chi anticipa difficilmente rivedrà i soldi.

Il meccanismo prevede che i Paesi che anticipano le somme, erogate con quote in proporzione alla loro dimensione economica, se li vedrà rimborsati attraverso gli interessi maturati sui 280 miliardi di asset russi, sparsi tra Stati Uniti, ma soprattutto Unione europea. In teoria questi Paesi dovrebbero incassare tra i 3 e i 5 miliardi di dollari all’anno, il che significa che ci vorranno dai dieci ai quindici di anni per vedersi ripagato il prestito.

Questo in teoria. Trascurando il dettaglio che Putin ha promesso rappresaglie perché lo considera un furto, ci si chiede cosa accadrebbe se si arrivasse a trattative di pace con Mosca, Putin acconsentirebbe a pagare questi interessi? Di fatto quindi questa mossa è una tassa a carico di Euroclear, il depositario centrale che custodisce i soldi russi in Europa e che dovrebbe trattenere gli interessi per conto del suo “cliente”. Inoltre se in futuro ci saranno contenziosi legali sulla legittimità di questa operazione – e Mosca li ha annunciati – la società belga è tra i soggetti più esposti.

Questi 50 miliardi sembrano l’ultimo regalo a Kiev di leader che stanno per uscire di scena per mano degli elettori e che molto probabilmente con la Francia al voto tra 20 giorni, la Germania con equilibri diversi e con l’ipotesi che a fine anno, Trump ritorni alla Casa Bianca, non è difficile che il già precario sostegno a Kiev crolli.

Infine secondo quanto affermato ieri sera dal prof. Alessandro Orsini, nel programma su RETEquattro “Prima di domani” condotto da Bianca Berlinguer, questi 50 miliardi basteranno all’Ucraina per 5 mesi, visto che ha necessità vitali di 10 miliardi al mese. Inoltre è evidente che i soldi che arrivano dall’Occidente fino ad oggi non sono serviti per invertire l’inerzia del conflitto, che anzi vede le truppe di Mosca avanzare giornalmente. Stessa situazione per il sostegno militare Nato, buono solo per fare guadagnare all’Ucraina un po’ di tempo, ma in cambio di migliaia di morti. Se il trend non cambia, la resa dei conti con Mosca per un accordo alle sue condizioni appare inevitabile.