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Gaza, accordo in stallo: Hamas dice no senza ritiro esercito israeliano, ma Tel Aviv conferma che invaderà Rafah

Ieri Haaretz scriveva che l’intesa sul cessate il fuoco a Gaza era cosa fatta, ma secondo fonti anonime rimane in stallo, il punto divergente tra Hamas e Israele resta il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza

Per Haaretz l’accordo era già stata siglato grazie alle garanzie offerte dagli Stati Uniti e fonti egiziane parlavano di costanti passi avanti, ma le dichiarazioni Hamas e Israele smentiscono questa ricostruzione. Il gruppo palestinese insiste sulla presenza dei militari israeliani nella Striscia. Hamas, con Taher Nunu, un consigliere del leader Ismail Haniyeh, ha spiegato che nessun accordo è possibile senza il ritiro completo e duraturo delle truppe di Tel Aviv dall’enclave palestinese: “Qualunque accordo da raggiungere deve includere le nostre richieste nazionali, la completa e permanente fine dell’aggressione, il pieno e totale ritiro dell’occupazione da Gaza“, ha detto annunciando che sono cominciati al Cairo i colloqui della fazione islamica con i mediatori egiziani e del Qatar che sono affrontati “con serietà e responsabilità”. Le altre richieste chiave, ha proseguito, sono il ritorno degli sfollati alle loro case “senza restrizioni” e un “reale scambio di prigionieri”.

Per Israele che vuole attaccare Rafah, sono proposte irricevibili. Il primo ministro, Benjamin Netanyahu nei giorni scorsi aveva chiarito la posizione del governo: “Entreremo a Gaza e sconfiggeremo Hamas, con o senza un accordo”, dichiarazioni confermate anche da indiscrezioni di ieri sera, provenienti sempre da fonti israeliane: la richiesta di Hamas di porre fine alla guerra “vanifica” gli sforzi per raggiungere una tregua, ha fatto sapere un alto funzionario di Tel Aviv.

Situazione di stallo “alla messicana”, che potrebbe sbloccarsi soli se su questo preciso punto una delle sue parti fa un passo indietro. Secondo Axios, che cita fonti anonime israeliane, sono emerse le “prime indicazioni che Hamas accetterà di portare a termine la prima fase dell’accordo – il rilascio umanitario degli ostaggi – senza un impegno ufficiale da parte di Israele a porre fine alla guerra”. Da fonte israeliana vicina al dossier, viene ribadita la posizione del governo: “Contrariamente a quanto riportato, Israele non accetterà in nessun caso la fine della guerra come parte di un accordo per il rilascio dei nostri ostaggi. Come deciso dai vertici politici, l’Idf entrerà a Rafah e distruggerà i rimanenti battaglioni di Hamas lì con o senza una tregua temporanea per consentire il rilascio dei nostri ostaggi”.

Secondo l’emittente israeliana Channel 12 le parti stanno trattando su una tregua in tre fasi. La prima prevede il rilascio degli ostaggi in cambio di garanzie Usa su un completo ritiro di Israele da Gaza in 124 giorni: assicurazioni che sono arrivate ai rappresentanti del partito armato tramite i mediatori egiziani e qatarini. L’accordo dovrebbe prevedere la promessa, sostenuta dagli Stati Uniti, che Israele non avrebbe avviato la prevista operazione a Rafah., punto però smentito proprio da Tel Aviv. Nello specifico, durante la prima fase – di durata fino a quaranta giorni – 33 ostaggi ancora a Gaza sarebbero stati rilasciati e l’esercito israeliano si sarebbe dovuto ritirare da parte della Striscia. Nella seconda fase, che si estenderebbe fino a 42 giorni, verrebbero rilasciati tutti gli altri ostaggi ancora in vita e le parti si accorderebbero sulle condizioni di un ritorno alla calma a Gaza. Durerebbe 42 giorni anche la terza e ultima fase, dedicata alla consegna dei corpi senza vita. Nel quadro dell’intesa è previsto inoltre il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi. Ma dopo una giornata di colloqui, accuse e smentite, di questa proposta potrebbe essere rimasto poco più che niente.