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Indagato Francesco Cascio ex presidente dell’Ars per scambio di voti

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Francesco Cascio, coordinatore di Ncd in Sicilia, deputato regionale ed ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, è indagato per voti di scambio. Insieme a lui risulta indagato anche Marcello Gualdani, deputato nazionale eletto nel 2013. Si tratta di due figure di spicco del partito di Angelino Alfano in Sicilia. Nel settembre 2014 i pm avevano chiesto l’archiviazione, ma il gip l’ha respinta.

cascio-alfanoIl “mercimonio” era di quelli più subdoli, sfruttavano lo stato di bisogno delle famiglie. Buste di spesa, pacchi di pasta, latte e generi di prima necessità, distribuiti a intere famiglie in un quartiere popolare, il tutto in cambio di voti per le elezioni regionali in Sicilia.

L’accusa quindi, per la quale i due esponenti di NCD sono indagati dalla procura di Palermo è di voto di scambio . I due, ricordiamo, sono figure di primo piano del partito di Angelino Alfano in Sicilia.

Alla base delle accuse ci sono alcune intercettazioni telefoniche, registrate durante la campagna elettorale per le elezioni regionali dell’ottobre del 2012 dal Gico della Guardia di Finanza, che s’imbatte nelle conversazioni di alcuni galoppini, in passato indagati per spaccio.

Questi personaggi, sono coloro che materialmente “lavoravano alla raccolta di voti” al Villaggio Santa Rosalia, un quartiere popolare palermitano. Il loro compito è a 360 gradi: attaccano i manifesti elettorali, distribuiscono le buste della spesa e gli altri prodotti alimentari ai meno abbienti tra i propri “clienti”, avendo cura di prendere appunti dei seggi elettorali in cui andranno a votare, in modo da controllare la presenza del voto.

Uno degli otto indagati, a pochi giorni dal voto, intercettato al telefono dice: “mi devi fare avere le sezioni: nome e cognome di queste persone”. L’inchiesta viene condotta per due anni senza eccessivo clamore, finché il 30 settembre del 2014 i pm Alessandro Picchi e Sergio Barbiera chiedono l’archiviazione. Ma qui interviene il gip Lorenzo Jannelli che si oppone e dopo tre anni e mezzo, interviene anche la procura generale che decide di avocare l’inchiesta perché, da quanto scrive il sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio nel suo decreto d’avocazione: “le indagini fin qui espletate appaiono incomplete e all’attività d’intercettazione non è seguita alcuna indagine volta a riscontrare le informazioni acquisite”. Per il dott. Luigi Patronaggio inoltre, “risultano incomplete le iscrizioni nel registro delle notizie di reato e non sono stati approfonditi i rapporti tra i procacciatori di voto, i beneficiari e la malavita organizzata”.

L’udienza camerale è stata fissata dal gip per oggi, 24 marzo e in questa sede il pg Patronaggio chiederà di potere ritirare la richiesta d’archiviazione depositata un anno e mezzo fa dai colleghi della procura, ordinando quindi nuove indagini.

Francesco Cascio, difeso dall’avvocato Enrico Sanseverino, replica così: “Se già la procura della Repubblica, al termine delle indagini, aveva riconosciuto la mia assoluta estraneità a qualsiasi ipotesi di reato, la richiesta di avocazione delle indagini da parte della procura generale non mi turba e anzi farò immediata richiesta per essere sentito in merito a quanto mi viene contestato”.

Ma le intercettazioni in mano alle Fiamme gialle sono piuttosto dettagliate e ricostruiscono il contesto dei rapporti nell’autunno del 2012 all’interno del partito a cui erano iscritti all’epoca dei fatti i due indagati, cioè il Pdl.

In una intercettazione durante le operazioni di voto, Cascio chiede ad uno dei suoi fedelissimi: “Gli abbiamo rotto il culo a Scoma? È questo che mi vuoi dire?”. Francesco Scoma, è senatore del Pdl ancora in Forza Italia e fu eletto all’Ars nell’ottobre del 2012 con ottomila voti, ben cinquemila in meno rispetto a quelli ottenuti da Cascio. E Cascio nella stessa telefonata dice: “Secondo me la gente gli ha fottuto i soldi a Scoma. C’è gente che si è pagata le campagne elettorali prossime con i soldi di Scoma”.

Tutto appare chiaro, anche fin troppo. Emerge un quadro desolante, in cui i politici “speculano” e proliferano sullo stato di bisogno dei cittadini, approfittando delle loro debolezze.


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