Lampedusani contro Sindaco: “di migranti e immigrazione non ne vogliamo più sapere, ci serve un ospedale”

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Il comitato spontaneo di Lampedusa si sente preso in giro dal sindaco Martello e dal Consiglio comunale sulla questione dei migranti ed avvia una raccolta firme per la chiusura dell’hotspot ed l’apertura di un ospedale

Adesso i cittadini di Lampedusa sono davvero arrabbiati, avevano iniziato a protestare contro l’invasione di migranti in corso, dicendo “Basta”, poi il sindaco Salvatore Martello aveva placato gli animi rassicurando i manifestanti che le loro richieste sarebbero state discusse in un consiglio Comunale che aveva convocato con urgenza.

Il comitato spontaneo di Lampedusa aveva quindi interrotto la protesta, ma la tregua è durata solo un paio di ore, esattamente fino a quando non hanno letto l’unico punto all’ordine del giorno che non prevedeva la richiesta di eliminare l’hotspot dell’isola e di come affrontare la seconda fase del Covid-19. Il comitato spontaneo ha quindi deciso di dare il via ad una raccolta di firme per raggiungere i veri obiettivi, ossia eliminare l’hotspot e con esso i migranti e dotare Lampedusa di un ospedale.

Ed è Attilio Lucia a nome del comitato spontaneo a spiegare come sono andate le cose: “Ci hanno preso in giro sia il sindaco Martello che il gruppo di maggioranza in Consiglio. Noi da giorni manifestiamo in maniera pacifica per l’ottenimento di questi due obiettivi. Il sindaco Martello e alcuni consiglieri, ieri mattina, ci hanno detto di interrompere le proteste visto che era stato convocato, in seduta straordinaria, il Consiglio comunale. Noi ci abbiamo creduto, ma dopo aver letto cosa è stato inserito all’odg, abbiamo deciso di riprendere subito le proteste con tanto di raccolta firme”.

Una reazione che il sindaco e la sua giunta forse non avevano previsto. “Noi raggiungeremo i nostri obiettivi, di immigrazione, di migranti non ne vogliamo piu sapere”. Chiarissimo il concetto del cittadini che poi aggiungono: “Vogliamo, anzi, pretendiamo un ospedale dove poterci curare in tutta serenità senza doverci rivolgere a Palermo o Agrigento. Basta sorprusi, i continui sbarchi ci hanno danneggiato a livello economico, colpa anche di una lettura diversa che si dà al fenomeno. Ribadiamo che non siamo razzisti, lo abbiamo dimostrato in questi ultimi trenta anni, ma adesso è arrivato il momento di dire basta. Di sicuro, stavolta, marceremo su Roma la politica ci dovrà ascoltare”.


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