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Legge & Diritto. Diverse fatture dello stesso contratto: il creditore può fare diversi decreti ingiuntivi o solo uno?

Può capitare che si è debitori per più fatture per lo stesso contratto di fornitura ad esempio di energia elettrica, gas o acqua, in questo caso il creditore può frazionare il credito emettendo diversi decreti ingiuntivi?

Non sempre i creditori mantengono comportamenti corretti e spesso mettono in pratica azioni che, seppur non espressamente vietati, sono ugualmente sanzionati dalla legge. In questi casi l’ipotesi di reato è definito come “abuso del diritto” e si concretizza quando si esercita una facoltà attribuita dalla legge, in maniera però difforme allo scopo per cui fu pensata. La domanda che ci si è posta è, se vietato frazionare il credito derivante da un unico rapporto in più richieste giudiziali, benché siano state emesse più fatture. Sull’argomento esiste una giurisprudenza consolidata, che di seguito riportiamo.

Per abuso del diritto si intende la violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte del creditore, il quale strumentalizza la propria posizione per infliggere al debitore danni che si sarebbero potuti evitare se si fosse agito lealmente e il frazionamento del credito è un  esempio classico di abuso del diritto da parte del creditore che, pur potendo chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione, suddivida, senza alcuna ragione evidente, la richiesta di adempimento in una pluralità di giudizi davanti ai giudici competenti per le singole parti.

Secondo la sentenza n. 4702/2015 della Corte di Cassazione questo tipo di condotta, rappresenta un abuso da parte del creditore il quale, dividendo inutilmente il proprio credito, costringe il debitore a dover sostenere maggiori oneri (spese legali e di giudizio) a fronte di quelli che si sarebbero resi necessari concentrando la pretesa in un unico giudizio.

Secondo questa sentenza dell’Alta Cassazione infatti, il creditore che abbia emesso più fatture in forza di un unico rapporto contrattuale avuto con un altro soggetto (per esempio, un solo contratto di fornitura) non può, in caso di inadempimento da parte del debitore, frazionare la sua richiesta di pagamento in più decreti ingiuntivi, anche se i ricorsi sono depositati non nello stesso momento, ma scaglionati nel tempo.

Questa condotta costituisce un abuso del processo frammentare il recupero del credito in più pretese giudiziali, che farebbero solo lievitare le spese legali per la controparte senza che ve ne sia una effettiva necessità. Un comportamento del genere, quindi, è contrario ai principi di correttezza e buona fede.

La Corte richiama una sua precedente pronuncia, nello specifico la sentenza n. 23726/2007, secondo cui non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione della obbligazione aggrava inutilmente la posizione del debitore.

Inoltre, tale comportamento si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo.

La parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria è infatti un abuso degli strumenti processuali che l’ordinamento offre al creditore.

Sempre secondo la Suprema Corte Civile Sezioni Unite con la sentenza n. 4090 del 16 febbraio 2017, ha affermato è consentita la parcellizzazione del credito solo se il creditore ha un interesse oggettivamente valutabile alla proposizione separata di azioni.

Secondo questa sentenza delle Sezioni Unite: “le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi; se tuttavia i suddetti diritti di credito, oltre a far capo ad un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti, sono anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque fondati sul medesimo fatto costitutivo – sì da non poter essere accertati separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale-, le relative domande possono essere proposte in separati giudizi solo se risulta in capo al creditore agente un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata. Ove la necessità di siffatto interesse (e la relativa mancanza) non siano state dedotte dal convenuto, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ai sensi dell’art. 183 c.p.c. e, se del caso, riservare la decisione assegnando alle parti termine per memorie ai sensi dell’art. 101 comma 2 c.p.c.”.

Legge & Diritto è una rubrica a cadenza quindicinale.