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Mente&Psicologia. Dottoressa le scrivo: “Se diventassi padre sarei migliore dei miei genitori?”

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Gianni: “Come si sviluppa e mantiene questa assuefazione e accettazione della violenza, come se fossero comportamenti normali… E io, come posso assicurarmi di essere un genitore migliore dei miei?”

Nuovo articolo della rubrica “Dottoressa le scrivo”, in cui la dottoressa psicologa Camilla Scagliarini risponderà alle varie domande che i lettori vorranno sottoporle. Si ricorda che per inoltrare nuove domande in forma anonima basta scrivere a [email protected], tutti i dati sensibili o utili al riconoscimento, all’interno della domanda pubblicata, verranno modificati per motivi di privacy. Si pregano ad ogni modo i lettori di NON inserire nella domanda inviata alla e-mail: nomi, cognomi o circostanze troppo specifiche che potrebbero essere motivo di facile riconoscimento.

Di seguito la domanda inviataci da Gianni (nome di fantasia).

“Buongiorno dottoressa, mi chiamo Gianni, ho 28 anni , le scrivo nonostante la mia scarsa fiducia nella psicologia, in quanto la mia compagna mi ha consigliato di rivolgermi a un esperto. Faccio fatica a parlarne, ma è molto importante per me risolvere al più presto un dubbio su cui sto riflettendo da tempo, la prego di aiutarmi.

Mi sto rendendo conto, solo di recente, che ho sempre considerato sensati e legittimi “metodi educativi”, cose che erano in realtà violenze e abusi, il cui scopo non era affatto il mio benessere. Dopo aver parlato con la mia compagna della possibilità di avere dei figli, ho iniziato a chiedermi che tipo di genitore vorrei essere, ma sento dei forti dubbi rispetto alla mia capacità di essere un buon genitore a causa di quelli che, solo di recente, ho capito essere violenze e maltrattamenti subiti quando ero piccolo.

Mi sono sorpreso di aver cambiato così opinione al riguardo, le chiedo quindi come si sviluppa e mantiene questa sorta di assuefazione e accettazione della violenza, come se fossero normali… come posso assicurarmi di essere un genitore migliore dei miei?“.

Risposta:

Buongiorno caro Gianni, ti ringrazio per averci esposto la tua storia, che tocca temi molto dolorosi e di cui spesso si ha difficoltà a parlarne, nonostante si tratti purtroppo di condotte tutt’altro che rare nella società in cui viviamo, e può riguardare vari livelli di gravità e pervasività sulla salute e benessere dell’individuo.

Infatti si tratta di una problematica che non coinvolge solamente la sfera familiare, ma anche sociale, la cui reale dimensione rimane sconosciuta per l’alta percentuale di sommerso. In pratica, noi veniamo a conoscenza di tali eventi solo nel momento in cui chi compie tali tipi di reati viene denunciato all’autorità giudiziaria.

Per dare un’idea del fenomeno di cui stiamo parlando, i servizi sociali dei Comuni seguono ogni anno quasi 100.000 bambini/e, 9,5 minori ogni 1.000 residenti, ma secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) questo dato costituisce solo la punta dell’iceberg: per ogni caso conosciuto, altri 9 sommersi non verranno seguiti né curati dai servizi sociali.

Rispetto alla violenza come strumento di “educazione”, cinque anni fa nel mondo 3 bambini su 4 (1,7 miliardi) hanno vissuto una qualche forma di violenza interpersonale, di cui 1,3 miliardi sono stati sottoposti a qualche forma di punizione corporale. In Italia in particolare sono aumentati in modo preoccupante (+23%) i bambini vittime di forme di disciplina violenta.

Rispetto alla legittimizzazione e accettazione della violenza, è importante sapere che il maltrattamento e la trascuratezza in famiglia rappresentano problematiche con radici culturali e sociali profonde e invasive: più di 1 miliardo di persone ritiene infatti accettabile l’uso di punizioni corporali per crescere la prole.

L’accettazione e normalizzazione sociale della violenza viene avallata da diversi fenomeni (definiti dal sociologo Bandura “Meccanismi di Disimpegno Morale”) che si attivano tipicamente nelle dinamiche di vittimizzazione, hanno una funzione protettiva in chi li usa, e in particolare assistiamo alla negazione, minimizzazione e riduzione del problema alla dimensione meramente soggettiva, privata e familiare, alla quale non si riconosce una dimensione di carattere sociale.

Per meglio inquadrare un fenomeno così vasto e sfumato, riporto la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sostiene come “il maltrattamento infantile, in alcuni casi definito come abuso infantile e trascuratezza, include tutte le forme di maltrattamento fisico ed emotivo, abuso sessuale, trascuratezza e sfruttamento che risulti in effettivo o potenziale danno per la salute, lo sviluppo o la dignità dei bambini”.

La “trascuratezza” consiste in un’attenzione dei bisogni di bambini/e inadeguata e disfunzionale in termini evolutivi, fisici, emotivi, sociali ed educativi, con conseguenze significative e spesso drammatiche sulla personalità e la salute dei futuri adulti. Questo tipo di violenza può riguardare qualsiasi forma di abuso psicologico, fisico, e sessuale, insieme alle diverse forme di condotte coercitive volte a controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare.

In tutte le culture la famiglia rappresenta il nucleo pulsante della socializzazione, costituendo l’ambiente in cui si apprendono, attraverso l’esperienza diretta e l’osservazione, i primi modelli di relazioni interpersonali. Tali apprendimenti, una volta interiorizzati, determinerebbero la formazione di “pattern comportamentali”, cioè una sorta di “copioni” o script. In sostanza, degli schemi di azioni di cui non siamo del tutto consapevoli se non a posteriori, a livello di conseguenze, che tendono a perpetuarsi nel corso della vita.

Le esperienze traumatiche, soprattutto se perpetrate in famiglia per mano delle figure di riferimento e responsabili del bambino, influenzano non solamente lo sviluppo psicologico e la salute mentale del minore, ma anche la sua capacità di stabilire, una volta adulto e padre, relazioni affettive soddisfacenti. Anche il solo essere stati esposti, ripetutamente, a violenza domestica durante l’infanzia costituisce un fattore di rischio significativo per convertirsi in un adulto maltrattante, o adottare strategie non abusive, ma comunque non sane e funzionali per uno sviluppo sereno (ad esempio, un eccessivo permissivismo). Si parla, in questi casi, di “violenza assistita”.

Quello che possiamo fare, come genitori, è prenderci cura dei nostri figli a livello sia affettivo che normativo. Stabilendo quindi confini solidi ma permeabili sia all’interno che al di fuori della coppia e modulando il rapporto concessioni/imposizioni educative sulla base di quello tra i suoi bisogni di separazione/individuazione favorendo la creazione, per il bambino, di uno spazio non solamente fisico ma anche psichico.

Per prenderci cura dei nostri figli, dobbiamo saperci prendere cura prima di tutto di noi stessi e del nostro benessere come individui e coppia. Se pensiamo di avere delle situazioni irrisolte del passato, soprattutto se pensiamo di aver subito dei traumi e maltrattamenti, è molto importante riuscire a intraprendere una psicoterapia. Ma anche senza aver avuto particolari esperienze negative, possiamo sentirci insicuri verso le proprie capacità genitoriali e di accudimento. Per questo, il nostro territorio offre, seppur non in modo omogeneo, una varietà di servizi e strumenti utili erogati da diversi enti per tutti coloro che stanno per diventare neogenitori.

Caro Gianni, ti saluto augurando a te e alla tua compagna di creare una famiglia in cui ci si possa sentire al sicuro, amati e rispettati come individui. Ci piacerebbe rimanere aggiornati sugli sviluppi della tua storia, continua a scriverci e non smettere mai di farti domande!

Dott.ssa Camilla Scagliarini

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Camilla Scagliarini

Pubblicato da Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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