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Morte presidente iraniano Raisi, aperta inchiesta: per la Wagner è stato assassinato

Sulla morte del presidente Ebrahim Raisi e il suo entourage, che al momento è un incidente causato dal maltempo, gli investigatori iraniani hanno aperto un inchiesta, ma il gruppo russo Wagner ipotizza che sia stato un assassinio

Oltre al presidente Ebrahim Raisi, nello schianto dell’elicottero sono morti anche il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, il governatore della provincia dell’Azarbaijan orientale Malek Rahmati e il leader della preghiera del venerdì di Tabriz Mohammadali Al-Hashem, oltre alle sue guardie del corpo del presidente, il generale Mehdi Mousavi, un membro della base Ansar al-Mahdi delle Guardie rivoluzionarie, il pilota, il copilota e il tecnico di volo.

Secondo la versione ufficiale, Raisi si stava recando dalle zone di confine nordorientali alla città di Tabriz, nella provincia dell’Azerbaigian orientale. Qui avrebbe dovuto inaugurare una raffineria. Il Paese con capitale Baku, però, ha noti rapporti con Israele. E propri da qui partono le accuse del gruppo russo Wagner. Nel post diffuso sugli account social si legge che questo incidente sarebbe stato voluto per creare uno stato di tensione geopolitica, alludendo alle complesse dinamiche regionali in gioco.

Nel resoconto viene indicato che, se il presidente Raisi dovesse morire nello schianto, quasi certamente sarebbe percepito come un atto di sabotaggio da parte dei servizi segreti israeliani. E’ quasi naturale che ad essere accusato di aver sabotato l’elicottero dove viaggiava Raisi sia proprio il governo di Netanyahu. Le divergenze tra Iran e Israele sono noti a tutti ed in questo momento ai massimi livelli, a causa del conflitto nella striscia di Gaza.

Ad alimentare la tesi della Wagner c’è anche il messaggio ufficiale diffuso. “Naturalmente ci si può sbagliare. Ma le notizie diffuse dai media prima che Ibrahim Raisi fosse vivo – che si fosse messo in contatto via telefono satellitare, che pioveva, nevicava e in generale i soccorritori si erano alzati con il piede sbagliato al mattino – sembravano un supporto informativo anti-crisi”. Il post si concentra poi sui soccorsi: “Ci sono state due operazioni di salvataggio: una realmente effettuata e l’altra un’operazione di salvataggio dimostrata per i media, che mira a ritardare i tempi e a ridurre il possibile malcontento emotivo del popolo iraniano che si sarebbe potuto verificare se la morte del presidente iraniano Ibrahim Raisi fosse stata annunciata quasi subito”, fanno notare dalla Wagner.

Anche il Cyber ​​Army of the Revolutionary Guards, un sito web affiliato al potente ramo ideologicamente guidato delle forze armate iraniane, ha scritto: “Lo schianto dell’elicottero che trasportava funzionari governativi potrebbe essere un assassinio o un sabotaggio”.

Ad alimentare le ipotesi dell’attentato c’è la dinamica. In base alle informazioni arrivate, la causa sarebbe stata la nebbia, quindi le condizioni meteorologiche avverse. Ma perché allora dei tre elicotteri in viaggio solo uno è precipitato e proprio quello con il presidente Raisi? 

Il governo israeliano ha subito fatto sapere che con la morte di Raiasi non c’entra nulla e dagli Stati Uniti, il leader della maggioranza del Senato americano, Chuck Schumer, ha annunciato che non ci sono prove di sabotaggio nello schianto dell’elicottero che trasportava il presidente dell’Iran. Secondo NBC News, Schumer ha affermato che le condizioni meteorologiche sfavorevoli e nebbiose nell’Iran nordoccidentale, dove è avvenuto l’incidente, sono state probabilmente la causa principale dell’incidente. Ha poi chiarito: “Sembra che sia stato un incidente, ma un’indagine più dettagliata è ancora in corso”.