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Netanyahu sfida Biden e continua a fare strage di civili: a Rafah 15 morti, attaccato anche l’ospedale di Khan Yunis

L’esercito israeliano ieri sera ha martellato la città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza: almeno 15 morti e decine di feriti

Lo afferma Al Jazeera, aggiungendo che oltre alle 11 vittime già riportate dall’agenzia palestinese Wafa, ci sono altri quattro morti e diversi feriti nell’ attacco contro un edificio residenziale del quartiere orientale di al-Geneina. Sempre secondo l’emittente araba, diverse persone sono morte e altre sono rimaste ferite dopo che i carri armati e i proiettili di artiglieria israeliani hanno preso di mira i piani superiori dell’ospedale Nasser a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Anche la Wafa riporta la notizia data dall’emittente araba, parlando di almeno un morto e tre feriti nell’attacco. Le vittime sarebbero state fatte dal fuoco di cecchini israeliani che hanno sparato verso i cancelli della struttura sanitaria, secondo la Wafa.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu continua ad ignorare gli avvertimenti americani e ordina l’evacuazione di Rafah in vista dell’offensiva militare israeliana contro Hamas nella città del sud della Striscia dove sono stipati centinaia di migliaia di sfollati palestinesi. Il presidente americano Joe Biden, è stato chiaro, tanto che ha definito “esagerata” la risposta di Israele agli attacchi del 7 ottobre, ma il premier israeliano sfidando la palese insofferenza se non l’aperta opposizione Usa, ha informato i ministri del gabinetto politico dell’imminente “massiccia operazione” nell’ultima città della Striscia prima dell’Egitto, il cui punto di avvio potrebbe essere la vicina Khan Yunis, dove continuano i combattimenti. “Non è possibile – ha spiegato il capo del governo israeliano – raggiungere l’obiettivo di eliminare Hamas e al tempo stesso lasciare quattro suoi battaglioni a Rafah”. Poi ha aggiunto che è “chiaro che un’operazione massiccia a Rafah obbliga allo sgombero dei civili dalle zone di combattimento”. Il premier ha parlato di un “doppio piano”: uno per l’eliminazione dei battaglioni di Hamas, l’altro per l’evacuazione della popolazione civile. Per questo ha ordinato all’apparato di difesa di preparare le misure per evacuare le centinaia di migliaia di civili a Rafah, nel cui governatorato, secondo l’Unicef, “ci sono 600mila bambini”.

È ovvio che un così elevato numero di civili, ai quali non sarà permesso di entrare in Egitto, ha ha rafforzato le misure di sicurezza al valico con la Striscia, non avrà dove rifugiarsi e in caso di attacco, sarà un massacro, anzi un “genocidio”. Il governo israeliano è consapevole delle consegeunze e il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, la notte scorsa, ha informato il suo omologo statunitense Lloyd Austin, ma lo ha fatto solo per placare le prime reazioni di Washington, che aveva denunciato di non sapere nulla della decisione, definendola tuttavia foriera di “un disastro” umanitario. Ma nonostante gli avvertimenti diAustin. Gallant ha ribadito la volontà di raggiungere “gli obiettivi della guerra, la distruzione di Hamas, la liberazione degli ostaggi” e gli ha illustrato “gli sviluppi della guerra”.

Dura la reazione del capo della Casa Bianca, che ha bollato la condotta militare di Israele come “una risposta esagerata”. Biden ha spiegato di aver spinto “per consentire l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza. Ho convinto Netanyahu, ho fatto forti pressioni” ma “ci sono ancora moltissime persone innocenti che muoiono di fame, donne e bambini innocenti che hanno disperato bisogno di aiuto”.

Ma il governo israeliano continua ad ignorare sia le pressioni americane che la condanna veemente dell’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen all’intenzione di attaccare Rafah: “E’ un pericoloso preludio all’attuazione della politica israeliana volta a sfollare il popolo palestinese dalla sua terra”, ha accusato la presidenza di Ramallah. “Le notizie di un’offensiva militare israeliana su Rafah sono allarmanti – ha twittato anche l’alto rappresentante Ue Josep Borrell -. Avrebbe conseguenze catastrofiche aggravando la già disastrosa situazione umanitaria e l’insopportabile tributo di civili”.

La reazione di Biden è stata accolta invece con soddisfazione dall’Egitto, che si trova dall’altra parte di Rafah e che ha fatto sapere di aver rafforzato le misure di sicurezza al valico con la Striscia. Già da tempo comunque Il Cairo – dove continuano i colloqui per una nuova proposta di cessate il fuoco – ha incrementato le protezioni lungo tutto il confine con Israele con l’intento di impedire il passaggio nel Sinai dei profughi palestinesi in fuga dalla guerra.