Palermo. Omicidio di padre e figlio, preso il Killer: “Gli ho scaricato la pistola addosso, o io o loro”

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Ieri la polizia ha eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di Giovanni Colombo, reo confesso del delitto di Antonino Lupo e del figlio Giacomo. Il killer all’uscita dagli uffici della Mobile ha mandato i baci ai suoi familiari

È Giovanni Colombo l’assassino di Antonino Lupo, 53 anni, e del figlio Giacomo di 19 anni, uccisi a Palermo a colpi d’arma da fuoco nel quartiere Zen di Palermo. L’uomo si è costituito presso il comando provinciale dei Carabinieri a cui ha detto: “Sono stato io, gli ho scaricato la pistola addosso”. Ed ancora:”Mi sono dovuto difendere. O io o loro”. L’uomo era accompagnato dai genitori e da altri familiari.

Giovanni Colombo nell’interrogatorio reso al pm Ilaria De Somma e ai funzionari della Squadra mobile, ha confessato di essere l’assassino e adesso si trova in stato di ferma con l’accusa di avere ucciso Antonino e Giacomo Lupo, padre e figlio di 53 e 19 anni.

L’indagato reo confesso, assistito dall’avvocato Corrado Sinatra, ha dichiarato di essere stato costretto a sparare trovandosi coinvolto in una lite con molte persone: “erano in troppi, tutti contro di me”. Ed ancora: “Ho sparato i primi colpi in aria ed ho cercato di disperdere quelli che mi stavano aggredendo ed in effetti gli spari hanno allontanato la maggior parte delle persone, ma non Antonino e Giacomo Lupo, che hanno continuato ad insultarmi e ad essere minacciosi contro di me, avvicinandosi per colpirmi. Ho avuto paura e gli ho sparato”.

Infine ha aggiunto: “Poi sono scappato a casa di un parente, che mi ha aiutato. Ho chiamato il mio avvocato e mi sono costituito”. Il giovane, ha anche fatto ritrovare l’arma del delitto, nascosta in una fioriera.

Il racconto di Giovanni Colombo agli investigatori e dal sostituito procuratore Ilaria De Somma, sarebbe apparso credibile, ma gli inquirenti stanno cercando i riscontri su ogni dettaglio per essere certi di avere tra le mani il responsabile del doppio omicidio.

La posizione dell’indagato ora è sottoposta al Gip, che dovrà decidere se convalidare il fermo.


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