Polizia. 18mila agenti non vaccinati e nei reparti mobili delle grandi città arrivano al 39%

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Secondo i sindacati a Firenze il 39% dei poliziotti dei reparti mobili, cioè quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico, non sono vaccinati, a Torino sono invece il 33%. Percentuali più basse, ma comunque importanti di non vaccinati anche a Roma, Milano e Genova

Secondo i sindacati di settore, nei reparti mobili della Polizia di Stato, cioè quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico, la percentuale di non vaccinati arriva fino al 39% del totale in alcune città: è il caso di Firenze, su poco più di 350 uomini, ma anche a Torino su 300 uomini, si tocca il 33% del totale. Più basso ma comunque significativo il numero di agenti non vaccinati nei reparti mobili di Roma – su circa 600 poliziotti il 17% non è immunizzato – Milano (il 19% su 550) e Genova (il 13% su 350).

Un dato importante a un giorno dall’obbligo del Green Pass sul posto di lavoro. Ma il “problema non vaccinati” non riguarda solo i reparti mobili: in tutta la Polizia di Stato oltre il 20% del personale risulta non vaccinato. Praticamente, in tutta Italia sono circa 18mila i poliziotti non vaccinati che dal 15 ottobre dovranno ottenere la certificazione verde per lavorare attraverso tamponi continui. 

Evidente il rischio che possa essere messo in seria difficoltà l’apparato della sicurezza in Italia. Soprattutto perché i non vaccinati non stanno solo nella Polizia di Stato: secondo il monitoraggio del ministero della Giustizia gli agenti penitenziari che hanno ricevuto almeno una dose sono 24.817, su 36.939. Praticamente, nelle carceri, un agente su tre non è vaccinato.

Meglio non se la passano i Carabinieri in cui il numero di non vaccinati dovrebbe essere di poco inferiore al 10% del totale, secondo il Secolo XIX.

In risposto all’annunciata crisi delle forze dell’ordine, il sindacato indipendente di polizia Coisp, ha proposto al governo di estendere la validità dei tamponi per gli agenti fino a 96 ore, ma ancora non c’è stata riposta. Il Governo Draghi pare diretto e inflessibile: vaccinarsi è un “non-obbligo, ma comunque obbligatorio per costrizione”. Un precedente legislativo di importanza non secondaria.

Martedì scorso Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, era intervenuto spiegando che il problema dei non vaccinati in Polizia è una situazione che: “sta mettendo in grandissima difficoltà l’apparato della sicurezza. Inoltre le modalità del Green pass sono di difficile attuazione. Noi abbiamo una serie di attività anche in siti dove è molto difficile accedere alla possibilità di fare il tampone, oltre alla difficoltà di prenotare il tampone per le tante richieste”.

Alcune delle problematiche più evidenti riguardano ad esempio il personale aggregato. ”Prendiamo il personale che viene mandato a Lampedusa nel centro accoglienza e che rimane lì per 15 giorni – sottolinea – ma dove lo va a fare il tampone? Gli aggregati in Valsusa che stanno in mezzo alle montagne e dormono nei container dove vanno a farsi il tampone?”. Più in generale sottolinea Pianese, “se un poliziotto o un carabiniere ha fatto il tampone valido fino alle 14, quando termina il turno, alle 13.59 arresta una persona e si deve prolungare nell’orario di servizio, cosa fa, lascia lì l’arrestato perché deve andare via?”. “Quindi se un poliziotto si vuole fare il tampone ma non riesce a farlo, cosa facciamo lo mandiamo a casa senza stipendio per una settimana? E poi chi lo sostituisce? Noi abbiamo già una carenza di organico drammatica”.

Il sindacato, sul tema, aveva anche chiesto un incontro con il ministro dell’Interno, ma ancora non è avvenuto.

A mettere “una pezza” sul caos vaccini  e green pass – o almeno sulle procedure amministrative che a 3 giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo green pass non erano ancora state delineate – ci ha pensato il capo della Polizia Lamberto Giannini con una circolare inviata a tutti i reparti con la quale vengono definite le modalità operative di controllo della certificazione verde per il Dipartimento di pubblica sicurezza, tuttavia pare chiaro che tali disposizioni non serviranno per nulla o quasi a mitigare i problemi segnalati dai sindacati di settore.

“Il possesso del green pass, valido al momento del controllo – si legge nel documento – consentirà al titolare la prosecuzione del servizio sino alla sua conclusione presso le strutture dell’Amministrazione”.  Il documento riprende nella sostanza le linee guida per la pubblica amministrazione: controlli a tappeto o a campione in misura non inferiore al 20% a rotazione tra tutto il personale, all’accesso in ufficio e all’interno delle strutture, con l’App ‘Verifica C19’ o con i software che si stanno predisponendo e che dialogheranno direttamente con la piattaforma che rilascia il green pass. La circolare ricorda inoltre che chi si presenta al lavoro senza la certificazione verde verrà considerato assente ingiustificato e dunque avrà la sospensione dello stipendio, di ferie e contributi mentre chi viene sorpreso all’interno delle strutture di Polizia o inizia il turno di servizio senza la certificazione, oltre all’allontanamento e alla sospensione dello stipendio, incorre nella sanzione da 600 a 1.500 euro e dovrà rispondere disciplinarmente per l’inosservanza dei doveri previsti dal regolamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza. In questo caso la circolare precisa però che se il controllo avviene dopo l’accesso in ufficio “dovrà essere consentito al dipendente di dichiarare il mancato possesso della certificazione verde all’atto dell’ingresso all’interno dell’ufficio, evitando così di incorrere nelle ulteriori conseguenze previste dalla normativa”.


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Redazione di Fatti&Avvenimenti

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