Raffineria di Priolo (SR) a rischio chiusura per sanzioni alla Russia. Musumeci: “Serve chiarezza dal Governo Draghi”

A rischio 10mila posti di lavoro e il polo energetico più importante della Sicilia (nonché uno dei più importanti d’Europa). Il colmo? Che con le sanzioni le banche hanno chiuso tutte le linee di credito e la raffineria siciliana adesso è passata dal lavorare il 40% di petrolio russo al 100% perché “la russa Lukoil è l’unica che fa ancora credito”

Le sanzioni sono alla Russia, ma a rimetterci è la Sicilia e il suo principale polo energetico: la Raffineria Isab di Priolo.

A causa dell’ulteriore inasprimento alle sanzioni alla Russia, specie quelle che dovrebbero riguardare il petrolio, la raffineria Isab di Priolo (Siracusa) rischia infatti di chiudere. In ballo, secondo le stime, ci sono 10mila posti di lavoro in una regione afflitta da povertà e disoccupazione cronica.

Per questo anche il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci è sceso in campo: “Sulla Raffineria Isab dell’area industriale di Siracusa serve chiarezza. Il governo Draghi ci dica finalmente cosa intende fare del più importante polo energetico dell’Isola. – afferma il Governatore – Parliamo di centinaia di imprese e di migliaia e migliaia di lavoratori, tra diretto ed indotto. Chiedo quindi al ministro Giorgetti, del quale conosco sensibilità ed equilibrio, di coinvolgere presto la Regione e le rappresentanze datoriali e sociali per un confronto che non porti ancora una volta la mia Isola a pagare un costo non più sostenibile”.

La raffineria siciliana sta dunque subendo gli effetti delle sanzioni alla Russia, ma anche della miopia – cosciente o meno, non è dato sapere – del sistema creditizio che sta ostacolando quella che di fatto è un’azienda di diritto italiano controllata dalla svizzera Litasco SA che poi a sua volta è controllata da Lukoil il cui fondatore russo, Vagit Alekperov, si è dimesso nei giorni scorsi.

Il paradosso in tutto questo è che proprio a causa di queste punizioni a solo danno del polo siciliano, adesso la raffineria di Priolo lavora solo grazie ai russi. A spiegarlo a La Sicilia è il segretario generale della Cgil Siracusa, Roberto Alosi: “Da alcune settimane la Isab-Lukoil sta raffinando esclusivamente petrolio russo perché il sistema creditizio ha chiuso i cordoni delle anticipazioni delle fatture costringendo Lukoil a rivolgersi all’unico soggetto che gli fa credito. Fino a qualche settimana fa Lukoil raffinava greggio proveniente anche da altri paesi, cercando le forniture di petrolio che costavano meno. Adesso è passata dal 40 per cento di petrolio russo al 100 per cento”.

Situazione confermata anche da Claudio Geraci, vicedirettore generale di Isab, che spiega proprio: “Prendiamo il greggio da Lukoil perché è l’unica società che ci fa credito”, per questo eventuali sanzioni indiscriminate al petrolio russo servirebbero solo a far chiudere la raffineria e con conseguente licenziamento dei lavoratori.

Come spiega ancora il Segretario CGIL Alosi infatti: “Se domani dovesse scattare un inasprimento delle sanzioni, l’autonomia della Lukoil è di poche settimane”.

Poche settimane di autonomia prevista dunque, che si traduce in un dramma per i circa diecimila posti di lavoro dell’area industriale che vale il 51% del Pil della provincia di Siracusa, che già adesso vivono situazioni di forte disagio. La mancata concessione degli anticipi sulle fatture Isab da parte delle banche si traduce infatti in imprese costrette ad aspettare 90 giorni per poter essere pagate per i lavori fatti o per le forniture: “Tutto ciò – dice al Sole24Ore, Giovanni Musso, amministratore delegato della Irem e presidente della sezione metalmeccanici e installatori di Confindustria Siracusa – sta creando non pochi disagi anche perché non riguarda il merito creditizio. In queste condizioni il futuro appare veramente disastroso. A Roma devono capire che qui non si può perdere tempo anche su un altro fronte: quello degli investimenti per la transizione ecologica che escludono le raffinerie”.

Una situazione terribile dunque per l’Isola, ma che non dovrebbe far dormire sonni tranquilli neppure l’Italia continentale: la raffineria di Priolo lavora ad oggi, in media, 10,6 milioni di tonnellate di greggio raffinato l’anno – praticamente il 13,6% del totale nazionale. Ma da sottolineare è anche che secondo i dati dell’UNEM, la raffineria siciliana ha una capacità di raffinazione di 19,4 milioni di tonnellate di greggio l’anno, che significa poco più del 22,2% del totale del nazionale.

“Forse il governo nazionale dimentica che stiamo parlando del 22 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Se la Lukoil dovesse chiudere penso che la questione dovrebbe interessare finalmente il Governo”, ha infatti osservato ancora Alosi dalla Cgil.

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