Roma. E’ morto a 85 anni Gianfranco D’Angelo, una vita sul palco: dal Drive In al Bagaglino

Il Maestro era ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma: oltre 50 anni di carriera da attore, comico, cabarettista, doppiatore, imitatore e cantante, era nato a Roma nel 1936

“Gianfranco D’Angelo è morto nella notte fra il 14 e il 15 agosto al Policlinico Gemelli di Roma dopo una breve malattia. Avrebbe compiuto 85 anni il 19 agosto“. Lo ha reso noto stamani il suo ufficio stampa in una nota.

Volto storico e iconico della televisione anni Ottanta, aveva mosso i primi passi nel modo del teatro già negli anni Sessanta: dal Teatro delle Arti di Roma e poi al Teatro Cordino con spettacoli scritti da Maurizio Costanzo. Negli anni Settanta, chiamato da Lando Fiorini, lavorerà al Puff, dove verrà notato da Garinei e Giovannini che lo scelglieranno per il ruolo dell’Arcivescovo tedesco in “Alleluja brava gente” con Renato Rascel e Gigi Proietti. Da quel punto inizierà una collaborazione assidua anche con il teatro romano Il Bagaglino di Pier Francesco Pingitore, esperienza che lo porterà a lavorare con Gabriella Ferri, Oreste Lionello, Enrico Montesano e Pippo Franco.

Ma dal teatro alla televisione e poi al cinema il passo sarà brevissimo. Esordisce sul piccolo schermo in Rai nel ’71 nel programma “Sottovoce ma non troppo”, da lì altre innumerevoli partecipazioni televisive fino all’arrivo al cinema nelle tipiche commedie sexy da: “La liceale” a “La dottoressa del distretto militare” fino a “La soldatessa alle grandi manovre”.

Sulla fine degli anni ’70 con Ezio Gregio partecipa per la Tv a programmi come “La sberla”, “Tilt” e “Signori si parte” dove ottiene un grande successo e decide così di approdare alla nascente tv commerciale Fininvest (oggi Mediaset), dove nel 1983 parteciperà a “Drive In” di Antonio Ricci. Una trasmissione comica divenuta in seguito un cult, che gli fa riscuotere un successo clamoroso: D’Angelo diventerà uno dei protagonisti assoluti con personaggi come quello di “Has Fidanken”. Da quell’apice una carriera ricca e completa e un amore, quello per il teatro e per lo spettacolo che non si è mai spento. D’Angelo lascia due figlie, Daniela e Simona, entrambe attrici e un grande vuoto in più nello spettacolo italiano.

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