Russia. Putin al Valdai Club: “No a Cancel Culture e Gender, Stati Sovrani unica salvezza”


Per il Presidente della Federazione Russa il potere occidentale è ormai caduto e vanno riconosciute le potenze emergenti, le istituzioni internazionali hanno dimostrato di non essere in grado di gestire le emergenze come il Covid e “i problemi occidentali devono restare in occidente” e tra questi il “politicamente corretto” è la prima cosa che la Russia non vuole

Apertura confini? Globalizzazione? Ordine mondiale dai criteri occidentali? Per il presidente russo Vladimir Putin “Solo gli Stati sovrani possono rispondere efficacemente alle sfide dei tempi e alle esigenze dei cittadini”. L’ha detto all’annuale meeting del Valdai Club, il più importante think tank politico russo il cui tema quest’anno era “Rivoluzione globale nel 21° secolo: l’individuo, i valori e lo Stato”.

E’ un intervento a tutto tondo e assai lungimirante quello del presidente russo, che ha parlato di quello che stiamo vivendo come un periodo tutt’altro che positivo: “i cinesi usano dire che ‘Dio non voglia vivere in un tempo di cambiamenti’, ma ci stiamo già vivendo, che ci piaccia o no, e questi cambiamenti stanno diventando sempre più profondi e fondamentali. Tuttavia in cinese la parola ‘crisi’ è composta da due logogrammi: ‘pericolo’ e ‘opportunità’. E come diciamo qui in Russia: ‘combatti le difficoltà con la tua mente e combatti i pericoli con la tua esperienza’.”

Per Putin “l’umanità è entrata in una nuova era circa tre decenni fa” e quelli che credevano di essere usciti vincitori dalla Guerra Fredda – l’occidente e gli Stati Uniti – stanno scoprendo che gli sta cedendo il terreno sotto i piedi. La rovinosa ritirata USA dall’Afghanistan ne è una prova evidente, come evidente è il fatto che l’attuale modello di capitalista è giunto al capolinea.

Quindi per Putin si sta creando un mondo dove l’occidente non ha più alcun potere egemonico e assurgono al ruolo di “grandi” molte nazioni emergenti, una buona opportunità per creare un equilibrio internazionale frutto dalle cooperazione di “stati sovrani” che non sia frutto di sanguinose guerre mondiali e che sia in grado di comprendere i cambiamenti che stanno arrivando: la sfida climatica, la fame nel mondo, la gestione delle crisi – tra cui il Coronavirus – che gli organi internazionali hanno dimostrato di non saper gestire, ma anche l’evoluzione della tecnologia a cui il presidente russo dedica una significativa riflessione. 

“I risultati impressionanti nell’intelligenza artificiale, nell’elettronica, nelle comunicazioni, nella genetica, nella bioingegneria e nella medicina aprono enormi opportunità, ma allo stesso tempo, in termini pratici, sollevano questioni filosofiche, morali e spirituali che erano fino a poco tempo fa le dominio esclusivo degli scrittori di fantascienza. Cosa accadrà se le macchine supereranno gli umani nella capacità di pensare? Dov’è il limite di interferenza nel corpo umano oltre il quale una persona cessa di essere se stessa e si trasforma in qualche altra entità? Quali sono i limiti etici generali nel mondo in cui le potenzialità della scienza e delle macchine stanno diventando quasi sconfinate? Cosa significherà questo per ognuno di noi, per i nostri discendenti, i nostri discendenti più prossimi – i nostri figli e nipoti?

Questi cambiamenti non possono essere fermati. Tutti noi dovremo affrontare le conseguenze indipendentemente dai nostri sistemi politici, condizioni economiche o ideologia prevalente”.

Insomma, per Putin nel 2021 le sfide non sono quelle di un ordinario cambiamento, ma di un cambiamento epocale: “Oggi siamo di fronte a cambiamenti sistemici in tutte le direzioni: dalla condizione geofisica sempre più complicata del nostro pianeta a un’interpretazione più paradossale di cosa sia un essere umano e quali siano le ragioni della sua esistenza”.

Proprio per questo il presidente russo parla de “l‘importanza di un solido sostegno nella sfera della morale, dell’etica e dei valori”, prendendo le distanze dalla deriva ultra-progressista occidentale: “gli sconvolgimenti socio-culturali che si verificano negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale non sono affari nostri. Non ci immischiamo. Qualcuno in Occidente è convinto che la cancellazione aggressiva di intere pagine della propria storia – la “Cancel Culture” – , una ‘discriminazione al contrario’ contro la maggioranza nell’interesse di una minoranza e la richiesta di rinunciare alle nozioni tradizionali di madre, padre, famiglia e persino di genere, siano pietre miliari del cammino verso il rinnovamento sociale. Ancora una volta voglio sottolinearlo: questi sono affari loro, chiediamo soltanto di non venire con queste idee in Russia, noi ci teniamo fuori. Abbiamo un punto di vista diverso, almeno la stragrande maggioranza della società russa – sarebbe più corretto dire così – ha un’opinione diversa su questo argomento”.

Per Putin, presidente della nazione geograficamente più estesa al mondo, patria di varie etnie ed in cui si professano diverse religioni: “In alcune nazioni occidentali la lotta per l’uguaglianza e contro la discriminazione si è trasformata in dogmatismo aggressivo al limite dell’assurdo, quando le opere dei grandi autori del passato – come Shakespeare – non vengono più insegnate nelle scuole o nelle università, perché le loro idee sono ritenute arretrate. I classici sono dichiarati arretrati e ignoranti dell’importanza del genere o della razza. A Hollywood vengono distribuiti memo sulla corretta narrazione e su quanti personaggi di che colore o genere dovrebbero essere in un film. Questo è anche peggio del dipartimento agitprop del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

Contrastare gli atti di razzismo è una causa necessaria e nobile, ma la nuova ‘Cancel Culture’ l’ha trasformata in “discriminazione al contrario”, cioè razzismo al contrario. L’enfasi ossessiva sulla razza divide ulteriormente le persone, quando i veri combattenti per i diritti civili sognavano proprio di cancellare le differenze e rifiutarsi di dividere le persone per colore della pelle. Ho chiesto ai miei collaboratori di trovare la seguente citazione di Martin Luther King: ‘Sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per il loro carattere’. Questo è il vero valore. Tuttavia, lì le cose stanno andando diversamente. A proposito, la maggioranza assoluta dei russi non pensa che il colore della pelle di una persona o il suo genere sia una questione importante. Ognuno di noi è un essere umano. Questo è ciò che conta.

Putin è duro anche sulla cultura gender e sull’insegnamento di quest’ultima ai bambini: “E’ mostruoso quando ai bambini viene insegnato fin da piccoli che un maschio può facilmente diventare una femmina e viceversa. Cioè, gli insegnanti in realtà impongono loro una scelta che tutti presumibilmente abbiamo, ma lo fanno escludendo i genitori dal processo e costringendo il bambino a prendere decisioni che possono sconvolgere la sua vita. Non si preoccupano nemmeno di consultare gli psicologi infantili: un bambino di questa età è in grado di prendere una decisione di questo tipo? Chiamando le cose col loro nome, questo rasenta un crimine contro l’umanità, e viene fatto in nome e sotto la bandiera del progresso”.

Qui il discorso integrale del Presidente Putin (Clicca).


Pubblicato da Sean Gulino

Giornalista Direttore responsabile di Fatti&Avvenimenti. Nato a Partinico (PA), ma saccense. Ha sempre vissuto a Sciacca, dove fin da giovanissimo si è appassionato alla politica locale. Scrive da quando aveva 17 anni, scrive di tutto perché "così è giusto che sia". Ha scritto principalmente per il giornale ControVoce di Sciacca e per il Fatti&Avvenimenti, ma suoi articoli sono apparsi anche sui quotidiani La Valle dei Templi.net, LinkSicilia (MeridioNews), La Voce di New York e tanti altri giornali agrigentini, regionali, nazionali ed internazionali. Da Gennaio 2017 è corrispondente italiano per la rivista francese Lumieres Internationales Magazine. Scrittore a tempo perso. E' anche uno studente di Giurisprudenza. Coltiva da anni la passione della musica e del canto ed ha una sua band. Non chiedetegli cosa voglia fare da grande, perché non lo sa.