Salute & Benessere. Attività fisica e osteoporosi


L’osteoporosi è una malattia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da una bassa densità minerale e dal deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità ossea legato prevalentemente all’invecchiamento

L’osso è in grado di adattarsi e rispondere a vari stimoli, come la pratica dell’attività fisica: durante il movimento delle forze meccaniche vengono esercitate sull’osso attraverso diversi meccanismi (ad esempio la forza di reazione del terreno e la contrazione muscolare) con conseguente irrobustimento dell’osso, che acquisisce compattezza e resistenza.

In particolare appare utile per la salute dell’osso il sovraccarico funzionale contro gravità: si tratta di uno stimolo efficacissimo e a bassissimo costo, che favorisce la calcificazione della matrice proteica dell’osso a tutte le età.

Il meccanismo biofisico è quello dell’effetto piezoelettrico: la forza applicata sull’osso genera un debole campo elettrico che stimola la formazione di matrice ossea.  Una corretta attività motoria praticata in modo continuativo (almeno due volte la settimana) rappresenta, quindi, un’efficace arma di prevenzione.

Come detto è però fondamentale che si tratti di attività in cui l’osso venga sollecitato meccanicamente: praticare nuoto o stretching, ad esempio, non produce effetti positivi sulla densità minerale ossea. Se già si soffre di osteoporosi, l’attività fisica dovrà essere moderata, sia nell’intensità sia nella durata, e assolutamente personalizzata alle esigenze del singolo paziente.

Ovviamente l’attività motoria deve essere considerata uno strumento integrativo da abbinare alla terapia farmacologica che, in continua evoluzione, è insostituibile nel trattamento delle forme conclamate, mentre l’attività fisica è determinante nella prevenzione e sta solo recentemente assumendo importanza anche nella terapia.

Quali esercizi?

Per sfruttare l’azione del fitness contro l’osteoporosi è necessario che l’allenamento sia programmato in modo da generare adeguate sollecitazioni a livello osseo, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo in termini di frequenza ed intensità.

In questo senso stimoli meccanici determinati da esercizi con carichi elevati ed un numero relativamente basso di ripetizioni possono avere un grande effetto sulla massa ossea, più delle attività con carichi leggeri e movimenti ciclici.

Anche gli esercizi di resistenza ciclici “cardio” possono determinare un adattamento funzionale dell’osso.

Si è evidenziato che tanto più il livello di stimolazione meccanica a livello osseo è bassa e tanto più diviene importante la frequenza con la quale detti stimoli si susseguono per indurre un’efficace azione osteogenica. In altre parole, se lo stress meccanico indotto dall’esercizio fisico è basso, è necessario che venga mantenuto per più tempo o si ripeta con una frequenza piuttosto alta per poter comunque produrre effetti benefici nell’aumento di densità ossea.

L’attività fisica ideale per prevenire l’osteoporosi dovrebbe, quindi, prevedere l’integrazione di due tipi di programmi:

  • protocolli di esercizi che inducono stress sulla struttura scheletrica attraverso forze di reazione articolare, quali ad esempio il sollevamento di manubri e bilancieri o l’uso di macchine isotoniche. Queste attività hanno un’influenza positiva soprattutto sul tessuto osseo dove si applica la tensione dalla contrazione muscolare, quindi, un’azione distrettuale prevalentemente concentrata nel punto di inserzione muscolo-tendineo
  • Ground Reaction Forces (GRF): protocolli di lavoro che si basano sull’azione svolta dalla forza di gravità, comprendenti esercizi quali balzi, salti, step o attività di resistenza antigravitarie come la corsa. Questi esercizi hanno un’influenza più generale e determinano un aumento di mineralizzazione sull’intera struttura scheletrica, anche se si sono evidenziati i maggiori incrementi a livello della regione prossimale del femore e dell’anca.
    Precauzioni

Al contrario di quello che si può pensare, nelle attività sportive ad alto impatto, spesso i problemi sorgono più per la tecnica di esecuzione inadeguata e le posture sbagliate assunte durante la realizzazione degli esercizi che per l’elevata intensità dei carichi. A maggior ragione quindi, in soggetti anziani ed a rischio, postura e tecnica esecutiva dovranno essere curate fin nei più minimi dettagli, soprattutto in questo genere di esercizi.

Non esagerare

Ovviamente l’esercizio fisico non è una panacea ma, associato ad una corretta alimentazione, è un’arma in più da associare alla terapia farmacologica per combattere l’osteoporosi. Per questa ragione non ha senso puntare tutto sull’attività fisica aumentandone intensità, durata e frequenza poiché, specie per i soggetti un po’ in avanti con gli anni, gli infortuni (muscolari, tendinei) possono essere dietro l’angolo e vengono pagati a caro prezzo con lunghi periodi di convalescenza.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

 


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.