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Salute & Benessere. Cintura di sicurezza in gravidanza: usata “correttamente” salva mamma e feto

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L’utilizzo della cintura di sicurezza in gravidanza può causare fastidio, ma può essere eliminato tramite l’utilizzo di appositi adattatori che la posizionano in modo confortevole e sicuro

Capita non di rado che una donna in gravidanza non voglia utilizzare la cintura di sicurezza nell’errata convinzione che ciò possa rappresentare un pericolo per il feto o a causa del senso di compressione addominale che l’utilizzo di questo dispositivo può provocare.

Occorre immediatamente chiarire che viaggiare senza cintura in gravidanza, peraltro consentito dal Codice della Strada solo in particolari casi, aumenta notevolmente il rischio di conseguenze, anche gravi, in caso di incidente e che, per evitare ogni tipo di lesione al bambino, occorre indossare la cintura di sicurezza in modo adeguato.
Secondo due studi osservazionali recenti condotti negli USA, vi è una chiara associazione fra mancato utilizzo delle cinture di sicurezza in gravidanza e aumento degli esiti avversi in caso di sinistro.

Il primo studio ha coinvolto 126 donne gravide (a partire da 14 settimane di età gestazionale) giunte in pronto soccorso in seguito a incidente automobilistico. I dati hanno evidenziato un aumentato rischio di morte fetale: in caso di utilizzo della cintura solo il 3.5% delle mamme ha perso il proprio bambino, percentuale che è salita ad un vertiginoso 25% in assenza di utilizzo della cintura. La ricerca ha evidenziato come il rischio sia presente anche quando la donna si trovi nel sedile posteriore.

Un secondo studio, di coorte retrospettiva su 878.546 donne che hanno partorito fra il 2001 e il 2008, ha evidenziato come il mancato utilizzo della cintura in caso di incidente si associ ad aumento statisticamente significativo dei rischi di parto pretermine, distacco di placenta e rottura prematura delle membrane.
Molto spesso si ritiene che si possa far a meno della cintura solo perché si circola in ambiente urbano e, quindi, a velocità ridotta.

Tuttavia il feto, se la mamma non usa la cintura, corre rischi gravi anche in caso di impatti a bassa intensità: risultati di simulazioni su manichini di donne gravide dimostrano che, in caso di urto, sia frontale che posteriore, si verifica un improvviso aumento di pressione sull’addome causato dall’impatto con il volante: il picco pressorio è estremamente ridotto in caso di utilizzo della cintura (da 100 chilopascal se impatto frontale senza cintura a 40 chilopascal con cintura; da 60 chilopascal se impatto posteriore senza cintura a 20 chilopascal con cintura).
La situazione non cambia se la gravida è accomodata come passeggero, sia sui sedili anteriori che posteriori: la cintura, quindi, fatti salvi i casi in cui il medico lo ritenga deleterio, va indossata sempre.

Ma qual è il modo corretto di indossare la cintura in gravidanza?

La parte inferiore della cintura, quella orizzontale, deve essere passata sotto la pancia, appena sopra le gambe, mentre quella superiore deve passare sopra la spalla e attraversare il petto in diagonale tra i due seni.
In sostanza, occorre che la cintura non vada a fasciare la parte addominale perché, in caso di incidente, la cintura, tendendosi, potrebbe provocare dei danni alla parete uterina.

Le donne che desiderino un confort maggiore nell’indossare la cintura possono utilizzare appositi adattatori: con questi dispositivi la porzione inferiore della cintura viene bloccata all’altezza delle cosce, anziché del ventre, evitando così la sensazione di oppressione della pancia in crescita e consentendo alla donna incinta di concentrarsi alla guida senza distrazioni. L’adattatore è facile da installare e va posizionato sul sedile dove andrà ad accomodarsi la donna. La cintura di sicurezza andrà allacciata normalmente ed assicurata con dei bottoni sotto una fettuccia posta all’altezza del basso inguine della donna.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

 


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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.