Salute & Benessere. Come prevenire la morte improvvisa in culla

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La SIDS dall’inglese Sudden Infant Death Syndrome, comunemente conosciuta come “morte in culla”, è la morte improvvisa e inaspettata di un lattante apparentemente sano sotto l’anno di vita, che rimane senza spiegazione anche dopo l’esecuzione dell’autopsia

La diagnosi viene posta utilizzando criteri di esclusione, eliminando cioè nella valutazione tutte le altre possibili cause di morte. È una morte che si verifica rapidamente, durante il sonno, sia di giorno sia di notte, senza segni di sofferenza.

La SIDS, nei paesi industrializzati, colpisce circa un bambino ogni 2000 nati vivi; in Italia questo equivale a circa 300 bambini l’anno morti per SIDS. Si manifesta nel primo anno di vita ed il periodo più a rischio cade tra il 2° ed il 4° mese di vita ed è più frequente nei maschi.

La causa della SIDS non è nota, tuttavia diversi studi propongono un modello di triplo rischio per spiegare la catena di eventi che portano alla Sids. In sostanza si dovrebbero concretizzare contemporaneamente tre fattori di rischio per innescare la catena degli eventi che portano alla morte dei neonati:

  • 1) il bambino apparentemente sano e normale, soffre in realtà di una piccola anomalia nel sistema di regolazione dei ritmi cardiaci e/o respiratori;
  • 2) si verificano poi nei primi mesi di vita cambiamenti nei ritmi del sonno, in quelli respiratori e/o cardiaci, nella pressione o nella temperatura corporea;
  • 3) concorrono poi eventi esterni, come il fatto di dormire in posiziona prona, l’esposizione a fumo passivo e piccole infezioni respiratorie, che aggravano la situazione, inducendo la Sids e quindi la morte del bambino.

Secondo questo modello, si può parlare di Sids solo se i tre fattori sono compresenti.
Se non si ha modo di intervenire sui primi due, si possono però modificare i fattori di rischio al punto 3, e anche altri fattori esterni.

Tra i fattori di rischio esterni accertati ricordiamo:

  • far dormire il bambino in posizione prona, ossia sulla pancia
  • far dormire il bambino su materassi, cuscini  e piumini soffici e avvolgenti
  • esposizione del feto e del neonato al fumo.
  • Secondo alcune ricerche, l’esposizione a fumo nel corso della gravidanza triplica il rischio di Sids e quella a fumo passivo nei primi mesi di vita lo raddoppia presenza di infezioni respiratorie

Al contrario, alcuni comportamenti sembrano ridurre il rischio di morte improvvisa si riduce. In particolare: Il bambino deve essere messo a dormire in posizione supina a pancia in su e dovrebbe dormire in culla o nel lettino. Mettere il bambino in culla è una delle maggiori raccomandazioni per prevenire la morte in culla.

L’ambiente non deve mai essere eccessivamente caldo e la temperatura ambientale dovrebbe essere mantenuta attorno ai 20 gradi evitando, inoltre, fonti di calore dirette al neonato come stufe, termoconvettori o altri dispositivi riscaldanti.

Da evitare anche l’eccesso di vestiti e di coperte pesanti che possono far sudare il piccolo. Il modo migliore per valutare se il bebè sente caldo o freddo è toccando il suo collo, se dovesse essere sudato meglio alleggerirlo.
Il materasso deve essere della misura esatta della culla/lettino e non eccessivamente soffice.

Il bambino deve essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino in modo che non possa scivolare sotto le coperte e va evitato l’uso del cuscino.

La condivisione del letto dei genitori è assolutamente da evitare, piuttosto meglio posizionare una culla che si aggancia al letto matrimoniale, in modo che il bebè abbia uno spazio sicuro a lui dedicato.

L’uso del succhiotto durante il sonno, raccomandato in alcuni paesi, può avere un effetto protettivo. Andrebbe però proposto dopo il mese di vita, per non interferire con l’inizio dell’allattamento al seno, e sospeso possibilmente entro l’anno di vita per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti .

 

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.