Salute & Benessere. Frattura dell’Astragalo: Cause, Sintomi e Trattamento


La frattura dell’astragalo, che coinvolge l’articolazione della caviglia, è una frattura relativamente rara e rappresenta meno dell’1% di tutte le fratture che colpiscono un soggetto adulto e dal 3% al 6% delle fratture del piede

L’astragalo è il secondo osso del piede che più comunemente subisce una lesione, dopo il calcagno: dato il suo ruolo fondamentale nel movimento della caviglia, una frattura in quest’area porta a conseguenze significative a causa della perdita di movimento e funzionalità della caviglia e del piede in generale. Per questo risultano necessari una diagnosi precoce e un intervento immediato.

A causa della sua anatomia e funzionalità, le sue articolazioni con diverse ossa (tibia, calcagno e navicolare), l’ampia zona rivestita di cartilagine e il ridotto afflusso di sangue, le fratture dell’astragalo spesso determinano disabilità e complicazioni a lungo termine. Inoltre un’errata guarigione di tale frattura può portare a conseguenze significative come ad esempio il dolore cronico. I soggetti maggiormente coinvolti sono quelli che subiscono incidenti in auto o in moto o in generale un trauma ad elevata intensità. Il ruolo fondamentale dell’astragalo è quello di trasferire la forza di tutto il corpo nel piede attraverso la caviglia.

Epidemiologia

Nonostante la frattura dell’astragalo sia una lesione rara, è comunque la seconda frattura ossea più comune che coinvolge il piede con un’incidenza che varia dallo 0,1% allo 0,85% di tutte le fratture. Il sesso maschile è quello principalmente colpito, ma non vi è una specifica età di esordio, anche se solitamente si riscontra in maggioranza nei pazienti di giovane età soprattutto a causa del loro coinvolgimento in attività ad elevata energia che potrebbero causare tale frattura. Gli sportivi possono spesso subire tale frattura a causa di traumi ad elevata energia, soprattutto quelli coinvolti in arrampicata, snowboard, rugby. Questo avviene a causa delle forze coinvolte nell’atterraggio di un salto e della posizione dei piedi quando colpiscono il terreno.

Le fratture dell’astragalo, sebbene non siano comuni come le distorsioni di caviglia, in genere causano maggiore disabilità e limitazione delle attività sportive.

Eziologia

Nella maggior parte dei pazienti la principale causa della frattura dell’astragalo è un trauma ad alta energia, come ad esempio una caduta da un’altezza significativa o un incidente stradale. Il meccanismo di lesione è solitamente la flessione dorsale forzata del piede mentre l’astragalo è forzato contro la tibia: ciò può verificarsi ad esempio quando il conducente esercita una pressione sul pedale del freno durante una collisione a causa di un incidente stradale.

Caratteristiche e Sintomi

Tra i sintomi generalmente riferiti dai pazienti che hanno subito una frattura dell’astragalo e i segni che il professionista può osservare durante la valutazione clinica, è possibile individuare:

  • Presenza di un trauma
  • Dolore alla caviglia che aumenta alla palpazione o durante il movimento
  • Gonfiore
  • Ematoma intorno all’area interessata
  • Rigidità dell’articolazione e limitazione dei movimenti
  • Incapacità di camminare e sostenere il peso del proprio corpo

Accertamenti strumentali

La diagnosi della frattura del calcagno viene fatta inizialmente mediante una radiografia, con la caviglia e il piede in diverse posizioni. Un mancato riconoscimento di tale lesione, anche con uno spostamento minimo, può portare a gravi conseguenze a lungo termine. Anche la TAC risulta utile nella diagnosi di frattura dell’astragalo, in quanto permette di rilevare fratture difficili da osservare sulle radiografie e offre una buona visione della congruenza dell’articolazione dell’astragalo contribuendo, inoltre, alla pianificazione dell’intervento chirurgico.
Anche la risonanza magnetica ha un ruolo importante nella valutazione di questo tipo di lesioni, anche se solitamente non è utilizzata nelle fasi iniziali. Essa permette, infatti, di valutare i tessuti molli, le superfici articolari e le possibili lesioni ossee. Ad esempio, potrebbe essere utile nell’osservare la possibile presenza della necrosi dell’astragalo, che è una delle complicanze più comuni in questo tipo di frattura. La risonanza viene anche utilizzata quando nel paziente persistono i sintomi per un periodo superiore alle 4-6 settimane.

Trattamento

Il trattamento per la frattura dell’astragalo ha l’obiettivo principale di ripristinare la stabilità e la congruità delle articolazioni della caviglia e dell’articolazione sottoastragalica. Sulla base del tipo di frattura può essere preso in considerazione un intervento conservativo (non chirurgico) oppure l’operazione chirurgica.

Il trattamento conservativo, indicato nei casi di frattura composta e non spostata, consiste nell’applicazione di un gesso o un tutore alla caviglia al fine di permettere una corretta consolidazione della frattura, evitandone lo spostamento (generalmente 4-8 settimane). Durante tale periodo, il paziente dovrà limitare di caricare sull’arto interessato. Verranno svolte delle radiografie di controllo al fine di osservare l’avvenuta consolidazione e rimuovere il gesso. Dopo la rimozione di questo, sarà necessaria una terapia fisioterapica per aiutare il paziente a recuperare l’intera gamma di movimento dell’articolazione e rinforzare la muscolatura della caviglia e del piede in generale, oltre a svolgere un training neuromuscolare (propriocettivo) per riprendere nel migliore dei modi la funzionalità della caviglia.

Potrebbe essere utile inoltre l’utilizzo di una fascia protettiva al fine di garantire la stabilità della caviglia e supportare il paziente durante il rientro alle attività sportive. Cliccando sull’immagine sottostante potrai acquistare quella che a mio parere è la migliore per rapporto qualità/prezzo.

Quando invece è presente una frattura scomposta, esposta o comminuta verrà indicato un intervento chirurgico. L’ortopedico in base alla tipologia di frattura può decidere di eseguire un approccio (taglio) anteromediale, anterolaterale o posteriore oppure una combinazione di essi. Dopo la riduzione della frattura questa verrà stabilizzata attraverso placca e viti, solo viti, fili di Kirschner, fissatore esterno o altre tecniche che il chirurgo ritiene più appropriate per quello specifico tipo di frattura. L’eventuale rimozione dell’impianto non è necessaria nella maggior parte dei casi, ma può essere presa in considerazione qualora si presentassero irritazione e/o dolore.

Dopo l’intervento chirurgico il paziente dovrà effettuare una riabilitazione per diversi mesi al fine di recuperare l’articolarità, la forza muscolare e la propriocezione tramite interventi mirati con un fisioterapista per migliorare la funzionalità dell’arto coinvolto. I tempi di recupero, come per altre patologie, variano da caso a caso, ma generalmente richiedono da 3 a 6 mesi.

Come nella maggior parte delle fratture articolari, il risultato dipenderà da diversi fattori, tra i più importanti troviamo: l’entità del danno alla cartilagine, il ripristino della congruità della superficie articolare e l’impegno del paziente nella fase post chirurgica.

Le principali complicazioni e conseguenze a cui il paziente può andare incontro dopo una frattura dell’astragalo sono:

  • Necrosi avascolare
  • Artrosi post traumatica
  • Errata consolidazione
  • Non unione dei siti di frattura
  • Infezione

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.