Salute & Benessere. La fibrillazione atriale: l’importanza dell’esercizio fisico


La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, e colpisce circa 600.000 individui in Italia


La fibrillazione atriale oltre ad essere direttamente correlata con l’età, questa aritmia è piuttosto comune nei pazienti che soffrono di altre patologie cardiocircolatorie (ipertensione arteriosa, malattia coronarica, malattie valvolari), ma può presentarsi anche in assenza di patologie organiche clinicamente rilevabili.

Raramente la fibrillazione atriale determina un rischio imminente per la vita ma, nel lungo periodo, può provocare patologie anche gravi.

Le cause

Nella fibrillazione atriale il nodo del seno, struttura che in condizioni normali attiva ciclicamente il muscolo cardiaco, perde in parte il controllo dell’attività elettrica cardiaca che, a livello atriale, vede la generazione di impulsi “autonomi” che sfuggono all’azione regolatrice del nodo del seno. Il risultato di questo disordine è rappresentato dalla contrazione contemporanea di singoli gruppi di cellule atriali con conseguente perdita della normale funzione contrattile e comparsa di una frequenza cardiaca irregolare, non più correlata alle esigenze fisiologiche dell’apparato cardio-circolatorio.

I sintomi

Il principale sintomo è la sensazione di avere un battito irregolare,che, può accompagnarsi ad altri, come debolezza, ridotta tolleranza allo sforzo, sudorazione immotivata. Nei casi più gravi si rischia lo scompenso cardiocircolatorio.

Un rischio da non sottovalutare è quello embolico: con la perdita della normale contrazione atriale il sangue può infatti rallentare e formare dei coaguli, i quali possono poi, ad aritmia risolta, migrare in altri distretti dell’organismo provocando embolie anche fatali. In assenza di condizioni patologiche favorenti, il rischio embolico è principalmente determinato dalla durata dell’aritmia ed è trascurabile per aritmie che durano poche ore.

Ruolo dell’esercizio fisico

Secondo una recente ricerca dell’Università di Adelaide l’esercizio fisico può essere un ottimo alleato nel contrasto alla malattia. Per lo studio sono stati selezionati 120 pazienti con malattia sintomatica: la metà di questi ha continuato le cure abituali per 6 mesi, mentre l’altra metà ha seguito un programma di esercizi fisici. L’intervento includeva esercizio supervisionato (settimanale per tre mesi, quindi quindicinale per altri tre) e un piano settimanale individualizzato da seguire a casa. Durante i 6 mesi l’obiettivo era di aumentare la quantità di esercizio aerobico fino ad arrivare a 3,5 ore alla settimana.

I risultati dello studio

In chi aveva svolto gli esercizi si è manifestata una riduzione significativa della gravità dei sintomi mesi rispetto al gruppo di controllo, con riduzione della gravità di palpitazioni, dispnea e affaticamento.
Si è anche ipotizzato che l’esercizio fisico potrebbe portare ad una revisione della terapia farmacologica che, tuttavia, deve essere sempre valutata sotto stretto controllo cardiologico.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.