Salute & Benessere. Morbo di Perthes: quando l’artrosi dell’anca si annuncia dall’infanzia


Il Morbo di Perthes o malattia di Legg-Calvé-Perthes è un’osteonecrosi della testa del femore, dovuta all’interruzione della normale vascolarizzazione ossea, con deformità progressiva e predisposizione all’artrosi degenerativa secondaria in età avanzata


È diagnosticata di solito durante l’infanzia: colpisce prevalentemente, infatti, i bambini di età compresa tra 2 e 10 anni, con maggiore incidenza tra i 4 e 8 anni.

La necrosi può essere più o meno grave, con presentazioni cliniche proporzionali al danno anatomico che vanno dall’assenza di sintomi a gravi limitazioni del movimento a causa dell’artrosi precoce dell’articolazione dell’anca.
Cause

Le cause del Morbo di Perthes possono essere diverse ed in generale, come già detto, agiscono interrompendo il flusso di sangue alla testa del femore; si tratta di traumi (macrotrauma o microtrauma ripetitivo), coagulopatie, uso di steroidi, trombofilia.

In alcuni casi le cause rimangono sconosciute, ma l’opinione prevalente è che questa malattia abbia genesi multifattoriale e sia, quindi, causata da una combinazione di fattori genetici e ambientali. Una possibile spiegazione che è stata proposta, è che i fattori genetici conferiscano suscettibilità all’interruzione della vascolarizzazione della testa femorale e che fattori ambientali, come un trauma ripetuto derivante da iperattività o sovraccarico, scatenino, in seguito, la malattia.

Sintomi

Clinicamente, il Morbo di Perthes può presentarsi con diverse caratteristiche:

  • Dolore localizzato all’anca, all’inguine, alla coscia e/o al ginocchio. Questo peggiora dopo un’attività fisica e viene alleviato con il riposo.
  • Diminuzione del range di movimento di rotazione interna e di abduzione dell’anca.
  • Atrofia dei muscoli della coscia e dei muscoli glutei.
  • Dismetria delle gambe con il lato interessato più corto, a causa di un collasso della testa del femore.
  • Andatura antalgica occasionale sul lato affetto durante le prime fasi.
  • Segno di Trendelenburg nelle fasi avanzate, con inclinazione del tronco verso il lato affetto e il bacino che cede verso il lato controlaterale durante la fase di appoggio dell’arto interessato.

Diagnosi

La radiografia è la procedura diagnostica più utilizzata al fine di valutare lo stadio della malattia, l’entità del coinvolgimento della testa del femore e il contenimento di quest’ultima nell’acetabolo.
Anche la risonanza magnetica può essere utile, al fine di valutare l’entità della necrosi.

Prognosi

Il 50% dei pazienti sviluppa dolore e disabilità tra i 40 e i 50 anni e un’ipotetica patologia degenerativa dell’articolazione dell’anca che può portare all’intervento di artroprotesi verso i 60-70 anni. Il 50% dei pazienti guarisce quasi completamente, senza conseguenze a lungo termine.

Trattamento

Le opzioni di trattamento variano in base all’età della presentazione e alla deformità della testa del femore.
L’obiettivo del trattamento è di mantenere una testa del femore sferica per prevenire eventuali alterazioni degenerative, preservando l’escursione articolare dell’anca.

Il trattamento precoce della malattia comprende:

  • Farmaci anti-infiammatori non steroidei
  • Limitazione dell’attività fisica e del carico fino al completamento dell’ossificazione
  • Fisioterapia per il ripristino dei movimenti, della forza e della stabilità.

Per il paziente che non riscontra miglioramenti con queste misure conservative iniziali, l’intervento chirurgico per contenere la testa del femore è l’opzione successiva, allo scopo di posizionare la testa del femore più in profondità nell’acetabolo e per migliorare la copertura sulla testa del femore da parte di quest’ultimo.
Il trattamento chirurgico dipende da diversi fattori ed è consigliabile rivolgersi ad un ortopedico pediatrico.

 

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.