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Salute & Benessere. Occhi e dispositivi elettronici: la computer vision syndrome (cvs)

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Negli ultimi anni si è assistito ad un forte incremento dell’utilizzo di dispositivi elettronici, sia per lo svolgimento di attività lavorative, sia per svago personale (internet, videogiochi, social network, e-commerce, e-banking), che ha portato alla comparsa di una patologia oculare chiamata “Sindrome da visione al computer” (dall’inglese Computer Vision Syndrome)

Gli occhi sono l’unico mezzo attraverso il quale otteniamo le informazioni necessarie a svolgere il lavoro al video terminale. In una normale giornata di lavoro davanti allo schermo gli occhi possono fare fino a 50.000 micromovimenti e il sistema accomodativo, che serve a mettere a fuoco l’immagine, viene sollecitato migliaia di volte.

Vengono inoltre esercitate anche altre facoltà tra cui quelle cinestetiche e cognitive (oltre agli occhi, anche mano ed encefalo lavorano attivamente), che richiedono elevate performance di coordinazione del sistema mano-occhio.

Per questa ragione lavorare al computer per molte ore può causare un elevato grado di stress fisico e psichico con la conseguenza che vi è una maggiore predisposizione a sviluppare problemi oculari o altri disturbi correlati alla vista.

La discriminante per l’insorgenza della patologia non è il tipo di attività svolta (lavoro o svago) bensì la quantità e l’ambiente nel quale si svolge l’attività.

Quali sono i sintomi della Computer Vision Syndrome?

I sintomi sono diversi e si possono presentare contemporaneamente; i più frequenti sono:
• Tensione oculare o affaticamento del sistema visivo;
• Bruciore oculare;
• Riduzione del battito palpebrale;
• Sensazione di occhio secco;
• Sensibilità alla luce (fotofobia);
• Visione sfuocata o sdoppiata;
• Mal di testa;
• Dolore alle spalle, al collo o alla schiena.

Seguendo alcune norme i fastidi posso essere prevenuti o minimizzati.

Importante è scegliere la distanza giusta dello schermo dagli occhi, che varia a secondo delle sue dimensioni: 50-60 cm per monitor di 15 pollici di diagonale o inferiori, 60-70 cm per schermi di 16 pollici, 70-80 cm e più se superiori ai 17 pollici.

Lo schermo deve poter essere ruotato o inclinato per eliminare eventuali riflessi della luce naturale o artificiale presente nell’ufficio e va posizionato ad un’altezza corretta per evitare affaticamenti dei muscoli della schiena e del collo e per limitare l’eccessiva apertura della rima palpebrale. Il posizionamento ideale prevede che lo spigolo superiore dello schermo sia posto leggermente più in basso dell’orizzonte che passa per gli occhi dell’operatore, in modo tale che il suo sguardo segua una linea leggermente inclinata verso il basso (circa 35°).
La luminosità deve essere in linea con l’ambiente circostante, in modo che gli sfondi bianchi non risultino troppo brillanti.

La risoluzione del monitor deve essere proporzionale alla sua dimensione (es. 1024×768 per schermi di 15 pollici e 1280×1024 per 19 pollici).

Il piano di lavoro deve avere una superficie a basso indice di riflessione, essere stabile, di dimensioni sufficienti a permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio.
Si consiglia inoltre di evitare, per quanto possibile, posture di lavoro fisse per tempi prolungati e si raccomanda la pratica di frequenti esercizi di rilassamento che interessino collo, schiena, arti superiori ed inferiori, mani.
Pause…per legge.

Il Decreto Legislativo n. 81/2008, all’articolo 175, stabilisce che il lavoratore ha diritto ad interruzioni delle attività mediante pause o cambiamento di attività.

Le modalità e la durata di tali interruzioni possono essere personalizzate ove il medico competente ne evidenzi la necessità, fermo restando il diritto ad una pausa di quindici minuti ogni due ore di applicazione continuativa al videoterminale.

 

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.