Salute & Benessere. Paracetamolo in gravidanza: nuovi studi suggeriscono prudenza


Il paracetamolo è considerato generalmente un farmaco sicuro in gravidanza, l’unico utilizzato per trattare il dolore e la febbre nelle donne incinte


Recenti studi sul paracetamolo sembrano suggerire che il suo impiego non sia del tutto privo di rischi per il nascituro.

Studio 1

Uno studio dell’Università di Copenhagen, esaminato e condiviso anche da esperti indipendenti e pubblicato su Nature Reviews Endocrinology, ha evidenziato che l’antidolorifico può influenzare negativamente lo sviluppo fetale e aumentare il rischio di disturbi cerebrali e riproduttivi del bambino.

Secondo il dottor David Kristensen, autore principale dello studio “Il paracetamolo è un farmaco con un meccanismo d’azione poco chiaro che è ampiamente usato per ridurre la febbre e alleviare il dolore da lieve a moderato anche durante la gravidanza, con stime che suggeriscono un utilizzo fino al 65% delle donne incinte in tutto il mondo. Tuttavia, una quantità crescente di ricerche suggerisce che l’esposizione prenatale può influenzare lo sviluppo fetale, il che potrebbe aumentare il rischio di alcuni disturbi dello sviluppo neurologico, riproduttivo e urogenitale”.

Il team guidato da Kristensen ha realizzato una revisione della letteratura scientifica a disposizione sul paracetamolo in gravidanza, concludendo che “l’esposizione prenatale potrebbe essere associata a esiti avversi”.
In particolare sembra il farmaco possa causare criptorchidismo, riduzione dei livelli di testosterone, anomalie dell’apparato uro-genitale, deficit dell’attenzione, disturbo da iperattività e ritardi nel linguaggio.

Studio 2

In un altro studio, subanalisi dello studio norvegese Norwegian Mother and Child Cohort study, sono stati valutati gli effetti a lungo termine dello sviluppo neurologico a seguito dell’esposizione in utero a paracetamolo. Gli autori hanno osservato in modo prospettico un’associazione potenziale tra l’esposizione prenatale a paracetamolo e sviluppo psicomotorio (problemi nella comunicazione, sviluppo motorio) e alterazioni comportamentali nei bambini a 3 anni.

L’esposizione a breve termine è stata associata a uno scarso sviluppo motorio e a ritardo nel camminare, ma gli effetti sono stati inferiori rispetto all’uso a lungo termine. È interessante notare che l’ibuprofene non è stato associato a deficit nello sviluppo psicomotorio, suggerendo uno specifico effetto del paracetamolo. Tuttavia, l’ibuprofene, di solito, non è raccomandato durante la gravidanza ed è controindicato nel terzo trimestre, quindi è possibile un’esposizione media più breve rispetto al paracetamolo.

Studio 3

Anche uno studio pubblicato su Paediatric and Perinatal Epidemiology ha collegato lo sviluppo di problemi comportamentali e del disturbo di attenzione e iperattività al consumo in gestazione del paracetamolo. Gli scienziati dell’Università di Bristol hanno raccolto informazioni su 14.000 bambini, valutandone memoria, quoziente intellettivo, temperamento ed eventuali problemi comportamentali. Il 43% delle madri ha dichiarato di aver assunto paracetamolo nel corso del primo trimestre di gravidanza.

È emersa così un’associazione fra assunzione di paracetamolo in gravidanza e problemi di iperattività e attenzione. “Le nostre scoperte si aggiungono a una serie di risultati riguardanti l’evidenza dei possibili effetti avversi dell’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza – spiega il prof. J. Golding, coordinatore della ricerca – come problemi di asma o comportamento. Il consiglio alle donne è quello di essere caute quando assumono farmaci durante la gravidanza e cercare la consulenza di un medico in caso di necessità”.

Conclusioni

Durante la gravidanza, l’uso di antipiretici è importante per il trattamento della febbre alta che, se non trattata, potrebbe potenzialmente influenzare il feto in via di sviluppo, ma solo un terzo delle donne incinte lo utilizza per questo motivo.

Sebbene le ricerche descritte abbiano i limiti relativi alla natura osservazionale e retrospettiva degli studi, nell’insieme sembrano suggerire che effettivamente il paracetamolo possa avere effetti sullo sviluppo del bambino.

Va notato che l’aumento del rischio non è stato riscontrato per farmaci della stessa classe, aspetto che, oltre a supportare la buona qualità del metodo usato, sembra suggerire un effetto farmaco-specifico. L’effetto sembra essere correlato alla durata dell’esposizione, pertanto, se l’uso di paracetamolo non può essere evitato durante la gravidanza, è opportuno limitare la terapia al minimo indispensabile.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.