Salute & Benessere. Sale e ipertensione: istruzioni per l’uso


Quello tra sale e pressione del sangue è uno stretto legame di causa-effetto: all’aumentare del consumo di sale, infatti, aumenta anche il valore della pressione

E tanto più l’abitudine ad aggiungere troppo sale alla dieta quotidiana viene protratta nel tempo, maggiore sembra essere il rischio che temporanee fluttuazioni pressorie sfocino, presto o tardi, in ipertensione.
Quanto sale?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera. Due grammi di sodio corrispondono a circa 5 grammi di sale da cucina, che sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da the.

Nel calcolo del consumo complessivo giornaliero di sale va tenuto in considerazione anche il sodio contenuto negli alimenti e nelle bevande. Secondo le stime della Commissione Europea, il sale presente nei cibi industriali o consumati fuori casa è più del 75% e quello aggiunto nelle preparazioni domestiche è solo il 10% circa.
Ad esempio 300 gr di pizza rossa o bianca contengono 2 grammi di sale, 50 gr di prosciutto crudo dolce 1,29 grammi, 50 gr di prosciutto cotto (3-4 fette medie) 0,36 grammi, 100 gr di mozzarella di mucca circa 0,20 grammi e 20 gr Parmigiano grattugiato (1 cucchiaio) poco più di 0,05 grammi.

Come fa il sale ad aumentare la nostra pressione arteriosa?

Secondo gli studiosi della Boston University School of Medicine (BUSM), l’eccessivo uso di sale stimola il sistema nervoso simpatico e lo induce a produrre una quantità maggiore di adrenalina; questa, a sua volta, provoca una costrizione delle arterie, che porta all’ipertensione (fenomeno indicato scientificamente con la definizione “volume ampliato di ipertensione”).

Questo meccanismo patogenetico affianca la classica visione secondo cui l’eccessiva quantità di sale presente nel sangue porta ad una maggiore ritenzione di liquidi, contribuendo così ad un aumento del volume del sangue e della pressione.

Ridurre il sale è possibile!

Secondo quanto emerso da un piccolo studio condotto all’University of Kentucky di Lexington (Usa) presentato nel corso del congresso EuroHeartCare della European Society of Cardiology (ESC), ridurre il consumo di sale volontariamente e senza che ciò sia percepito come una privazione è possibile.

“Uno dei primi passi è stato far sì che i pazienti si rendessero conto di quanto sale stessero mangiando”, ha detto la prima firmataria dello studio Misook Chung. Nel corso dello studio i volontari sono stati addestrati alla progressiva riduzione del contenuto di sale nell’alimentazione, finché non hanno cominciato ad abituarsi al nuovo gusto dei cibi.

Nel gruppo di pazienti addestrati l’assunzione di sodio è diminuita di 1.158 mg al giorno, una riduzione del 30% rispetto all’inizio dello studio, mentre il gruppo di controllo, che non aveva ricevuto nessun addestramento, ha aumentato l’assunzione giornaliera di 500 mg. Questo risultato ha coinciso, per il gruppo che ha ridotto l’assunzione di sale, con un maggiore gradimento della dieta con poco sale che, in una scala di 10 punti, è passato da 4,8 a 6,5.

Il risultato indica che è possibile riprogrammare il gusto per assumere senza problemi cibi a basso contenuto di sodio e ridurre gradualmente la quantità di sale che mangiamo.
Consigli pratici

Per ridurre la quantità di sale assunto, nelle linee-guide dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione vengono riportati questi suggerimenti .

  • 1. Ridurre progressivamente l’uso di sale sia a tavola che in cucina.
    2. Preferire al sale comune il sale arricchito con iodio (sale iodato).
    3. Non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita.
    4. Limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).
    5. Insaporire i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry).
    6. Esaltare il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto.
    7. Scegliere, quando sono disponibili, le linee di prodotti a basso contenuto di sale (pane senza sale, tonno in scatola a basso contenuto di sale, ecc.).
    8. Consumare solo saltuariamente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, alcuni salumi e formaggi).
    9. Nell’attività sportiva moderata reintegrare con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione.

Il sale non è l’unico indiziato

È infine importante notare che il sale non è l’unico fattore modificabile dello stile di vita che può innalzare la pressione sanguigna. Mantenere un peso corporeo sano, non fumare, non bere alcolici ed essere fisicamente attivi sono fattori altrettanto importanti per ridurre la pressione arteriosa.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.


Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.