Sciacca. “Natale Saccense” a Castelvetrano: l’esodo silenzioso di chi non si lamenta più

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Le domeniche di dicembre dei saccensi? A Castelvetrano, a fare una fila di almeno mezzora solo per arrivare in città, mentre Sciacca sembra restare sempre più indietro anche rispetto ai centri vicini più piccoli

Ieri era la prima domenica di dicembre, ancora presto per imbastire albero e presepe – che chiamo così e non “presepio” perché mi farebbe sentire, malgrado i primi dannatissimi capelli bianchi, un uomo di mezza età, che fortunatamente ancora non sono – ma certamente perfetta occasione per un’uscita in cerca di qualche ammennicolo, addobbo o semplice “aria di natale”.

Sì, quell’atmosfera un po’ magica in cui si scongela Michael Bublé e lo senti cantare anche se hai la radio dell’auto spenta manco fosse in connessione telepatica ed in cui persino il piagnisteo dei bambini che capita di sentire per strada risulta meno fastidioso del solito. 

Colti quindi di spalle e disarmati dallo spirito natalizio, molti saccensi ieri sono usciti di casa con animo festoso. Peccato che facendosi un giro per Sciacca, non è che questo spirito natalizio fosse poi così presente. Qualche negozio addobbato alla bell’emeglio, molti onestamente ancora impreparati, poco o nulla per strada. Giusto il centro un po’ più vitale, ma giusto ad appannaggio di chi non ha potuto o voluto andare fuori città. E tutti gli altri?

Beh, per gli altri c’è Castelvetrano. Con una media di 35 minuti di fila a qualsiasi ora del pomeriggio per accedere alla città, il centro trapanese con le sue moltissime e grandi attività commerciali non si è certo fatto trovare impreparato con il risultato che era quasi imbarazzante superare lo scaffale di un qualsiasi negozio e trovarci dietro più conoscenze saccensi che quando normalmente si gira per Sciacca.

I “saccensi di Castelvetrano” di ieri sera ponevano tutti la stessa domanda: “E a Sciacca che c’è da fare?”

Una domanda semplice quanto drammatica per la città di Sciacca. Una città “a vocazione turistica” che un tempo si credeva essere quasi in competizione col capoluogo che ormai sembra solo un paesone mal gestito dove manca tutto, pure lo spirito natalizio.

Anche a Ribera il Comune ha già portato il “pacco” ai suoi cittadini, come abbiamo già scritto, con una bella struttura natalizia illuminata al centro di Piazza Duomo dove potersi fare anche un selfie, oltre alla consueta illuminazione. E a Sciacca?

A Sciacca aspettiamo un albero dalla Toscana da mettere in Piazza Scandaliato. Perché dalla Toscana? Forse perché con l’accento di Renzi tutto diventa più bello, non sapremmo dire onestamente.

Del natale saccense non ne parliamo proprio, dopo l’estate saccense, il natale del Bilbaoman Sino Caracappa ce lo possiamo già immaginare. E ci farebbe invece piacere essere smentiti perché a questa città serve tutto tranne che un’altra estate saccense 2019 versione invernale.

Sullo sfondo resta il popolo saccense che prende apaticamente atto che a Sciacca mancano: grandi strutture commerciali attrattive, un teatro – che ricordarlo che manca, fa sempre bene –, programmazione – ricordarsi che dicembre comincia da giorno 1 e non dal 8 o dal 15 sarebbe bello –, spirito natalizio; e quindi, semplicemente, quando può, scappa.

Ah, buone feste.


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Informazioni su Sean Gulino

Giornalista Direttore responsabile di Fatti&Avvenimenti. Nato a Partinico (PA), ma saccense. Ha sempre vissuto a Sciacca, dove fin da giovanissimo si è appassionato alla politica locale. Scrive da quando aveva 17 anni, scrive di tutto perché "così è giusto che sia". Ha scritto principalmente per il giornale ControVoce di Sciacca e per il Fatti&Avvenimenti, ma suoi articoli sono apparsi anche sui quotidiani La Valle dei Templi.net, LinkSicilia (MeridioNews), La Voce di New York e tanti altri giornali agrigentini, regionali, nazionali ed internazionali. Da Gennaio 2017 è corrispondente italiano per la rivista francese Lumieres Internationales Magazine. Scrittore a tempo perso. E' anche uno studente di Giurisprudenza. Coltiva da anni la passione della musica e del canto ed ha una sua band. Non chiedetegli cosa voglia fare da grande, perché non lo sa.

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