Sciacca, Teatro. “L’Agghiastru di Inveges” di Salvatore Monte: “Benedetta quella maledizione!”

Recensione dell’ultimo spettacolo teatrale scritto e diretto da Salvatore Monte, che valorizza Sciacca e il suo patrimonio più importante e forse meno valorizzato: la sua storia


“Chi pota muore”

Benedetta, quella maledizione sull’Olivastro Inveges ! Se ci riflettiamo è grazie a quella maledizione se l’albero monumentale di Sciacca ha sfidato i secoli, si è salvato dai tagli, dagli innesti e dalle altre forzature compiute a scopo produttivo dall’uomo coltivatore.

È grazie alla maledizione se è cresciuto senza limiti diventando un gigante solitario, immerso nella sua maestosa chioma sempreverde. É ancora lì, a incutere rispetto e a incassare tutta la nostra ammirazione.

Salvatore Monte e la sua compagnia portano letteralmente il teatro in mezzo alla natura. Per creare uno spettacolo suggestivo raccolgono a piene mani molti ingredienti dal giardino del patrimonio materiale e immateriale di Sciacca: la saggezza e l’amore per il sapere del grande storico Agostino Inveges, il lavoro dei contadini, i giochi semplici dei loro bambini, i dolci vucciddrati.

Al chiaro di luna, in aperta campagna, non costruiscono niente – ecco la loro invenzione – e fanno teatro con la terra per pavimento e le stelle per soffitto. Con sensibilità e arte fanno riflettere sulla vita con le sue paure e le sue speranze, con le sue gioie e le sue tragedie. Raccontano di una vita tragica come tante, quella di Marta. Raccontano del suo grembo rimasto vuoto per l’infertiltá e la vedovanza precoce e narrano del suo vuoto esistenziale che viene riempito dall’amore per il nipotino Giuseppe. Giuseppe è rimasto completamente orfano per la morte della madre e per essere stato abbandonato dal padre. Ma la tragedia deve ancora finire di compiersi e deve essere imputata alla maledizione dell’olivastro.

Fanciullezza e vecchiaia vengono vissute, fra danze e canti sotto l’Agghiastru. Luci e musica moltiplicano la suggestione del luogo. Si mescolano gli elementi fondamentali come la terra e il fuoco, anzi i fuochi pirotecnici che forse sarebbe più sobrio limitare all’interno dello spettacolo e concentrare dopo la fine della rappresentazione per non perdersi la loro grande suggestione in un sito così speciale.

La vita di ognuno di noi è “ comu la cannila chi squaglia” fa cantare Monte al coro. E si prende cosi un altro grande merito: quello di scrivere, cantare e recitare nella nostra Lingua Madre Siciliana. a cominciare dal titolo dell’opera: L’ Agghiastru di Inveges.

E ancora “Tuccati ma nun tagliati!“ è il monito che si tramanda riferendosi al limite che non bisogna superare rapportandosi con l’albero . Un limite che diventa quasi biblico ricordando l’albero del Paradiso Terrestre.
La vita intorno all’Agghiastru è anche godimento: c’è sempre pronta la gioiosa e saggia Zà Caterina che fa chiudere elucubrazioni e dispute che si svolgono ai piedi dell’albero con un invito irresistibile per tutti. È l’invito alla sua tavola. È il richiamo al vero spirito della Dieta Mediterranea dell’Unesco che non è solo un sano menù, come molti credono, ma è molto di più, è uno stile di vita, un riconoscimento della funzione di coesione familiare e sociale della nostra convivialità.

Uno spettacolo che suscita interesse e genera attenzione verso un sito che in realtà non è predestinato al malocchio e alle maledizioni ma che aspetta solo di essere inserito in un progetto di sano sviluppo economico sostenibile.

di

Lorenzo Salvagio

Redazione

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Redazione di Fatti&Avvenimenti