Sciacca. Tra insulti e odio: se questa è una campagna elettorale

Si dice che i giovani siano irruenti e per questo compiano spesso errori: ma sono errori o è un “assalto alla diligenza”? E’ un loro spontaneo modo di fare o c’è una vera e propria direzione dietro?

In questi giorni abbiamo letto molti post sui social che lamentano l’aggressività dei toni usati in campagna elettorale. A Sciacca sembra che ogni mezzo sia diventato buono pur di sperare di sedersi sulla poltrona di sindaco, o almeno prendere posto come uno dei tanti lacché e sperare magari in altro ancora (più il cane è fedele, più croccantini pretende).

Così, se l’avversario fa un accordo politico diventa oggetto di scherno e insulti personali. Se poi non basta si vanno a ripescare dai sobborghi di paesi lontani vecchi nemici utili a sputare un po’ di veleno gratuito. Se poi non basta neppure quello si va avanti a contestare: tutto e tutti. Si contesta (senza contenuti, ci mancherebbe, bastano le offese) sotto ogni post che riguarda il candidato da “abbattere”. Si contesta sotto ogni post che, parlando del candidato preferito dalla claque, non si limiti a dire semplicemente “votate per lui”. Si arrivano a contestare anche i giornalisti: sui social, sotto gli articoli, anche in conferenza stampa (con tanto di colleghi costretti a ricordare che in conferenza si devono, o almeno si dovrebbero, fare domande, talvolta anche sgradite).

Insomma: o voti (e fai votare) per chi vuole la claque o sei un bersaglio, un nemico da distruggere ad ogni costo.

Un comportamento, che nel suo nucleo concettuale, sta a metà tra le squadracce fasciste e i nuclei proletari armati. Con la differenza che qua si tratta solo di gente – in maggioranza almeno – che si crede giovane alle porte dei 40 e pesta i piedi come i bambini di 10 se tutti non gli danno ragione. Per non parlare poi dei profili falsi, nelle cui bacheche ci sono solo post politici unidirezionali e spesso offensivi, non solo verso il candidato da abbattere, ma anche contro suoi sostenitori politici (perché nessuno deve pensare di essere al sicuro dalla gogna social, dal fango che sporca tutto).

Viene da chiedersi se questa sia effettivamente una strategia politica e chi l’abbia ideata, chi sia tale genio della comunicazione. Un giovane (mica tanto) che al quarto negroni un sabato notte in centro città ha partorito una “straordinaria” campagna politica, o un “vecchio rancoroso” che vede in qualche giovane inesperiente il perfetto burattino per rendere le amministrative di Sciacca una roba talmente indecorosa che si prova vergogna anche solo a parlarne?

Vedete di finirla, che il “nuoto nel fango” non è uno sport olimpico.

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