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Si apre la conferenza di pace sull’Ucraina in Svizzera: solo 90 Paesi presenti, assenti i Brics e solo 3 punti in agenda

Oggi e domani a Obbuergen, nel Canton Nidvaldo, in Svizzera, avrà inizio la conferenza di pace sull’Ucraina organizzata dal governo della Confederazione, che ha aderitoalla richiesta del presidente Volodymyr Zelensky che ha imposto che la Russia non fosse invitata, una contraddizione che è costata cara in termini di adesioni

La Svizzera è stata scelta per la sua importanza nelle relazioni internazionali e in virtù della sua storica neutralità doveva invitare anche la Russia, anche perché mettere d’accordo due litiganti con uno assente appare impossibile, Mosca su questo aspetto ha subito accusato Berna di aver perso la sua neutralità ed ha minacciato di fare valere questa sua opinione in altre manifestazioni.

A pensarla cos’ non è solo la Russia ed infatti dei 160 Paesi invitati all’evento, secondo gli organizzatori solo una novantina hanno aderito e molti i questi non condividono la bozza del documento di 10 punti proposta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che alla fine quella finale conterrà solo 3 punti: la sicurezza delle centrali nucleari, la sicurezza alimentare e il rilascio di tutti i prigionieri e del ritorno dei bambini ucraini trasferiti in Russia. Di fatto la conferenza parte già “zoppa”.

Secondo gli organizzatori dunque, oggi e domani al Buergenstock, un resort con due hotel a cinque stelle, saranno presenti i leader e i ministri di una novantina di Paesi di Asia, Africa, Europa, Medio Oriente e America Latina, ma non ci saranno i Brics, Cina in testa.

A svegliare sui presenti ci saranno giovani militari svizzeri, con tanto di quad mimetico, gilet catarifrangente arancione e walkie talkie con maxi antenna. L’Ufficio federale dell’aviazione civile (Ufac) ha allentato il coprifuoco notturno all’aeroporto di Zurigo per le notti dal 15 al 16 e dal 16 al 17 giugno, per consentire alle delegazioni di arrivare o partire, al di fuori del normale traffico aereo. Sono pertanto previsti ritardi sui voli di linea.

L’obiettivo del governo svizzero è “dare impulso al processo di pace” e “definire gli elementi pratici e le misure per realizzarlo”. La Svizzera ritiene di contribuire così alla “preparazione di possibili formule di pace”. La conferenza “consentirà a tutti gli Stati presenti di condividere le proprie idee riguardo alla via da seguire verso una pace globale, giusta e duratura in Ucraina”. Ma senza la maggior parte dei Paesi mondiali e la mancanza di uno dei belligeranti, qualsiasi decisone appare priva di valore.

Ma gli Svizzeri sono convinti che questa conferenza “contribuisce a far avanzare il dibattito per la pace e per una maggiore sicurezza e stabilità in Europa e nel mondo”. Come ha scritto Cenk Tamer, dell’Ankara Center for Crisis and Policy Studies, “il vertice in Svizzera si sta trasformando in una piattaforma di solidarietà politica per rafforzare il sostegno dell’Occidente all’Ucraina, piuttosto che essere semplicemente una parte degli sforzi di pace”. Poi però ammette: “Se la Russia sarà assente dalla conferenza, – e lo sarà perché non invitata – la partecipazione globale sarà probabilmente limitata o simbolica, indebolendo le speranze di una soluzione”.

La stessa Svizzera dunque ammette che la “conferenza di pace” parte azzoppata dal mancato invito alla Russia, uno dei due belligeranti, e soprattutto dall’assenza della Cina, ormai partner fondamentale di Mosca e quella del presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, che notoriamente non nutre grande simpatia per Zelensky. Dovrebbe essere assente anche il premier indiano Narendra Modi. Secondo quanto riporta l’Indian Express. Paradossalmente non ci sarà il massimo sostenitore di Kiev, Joe Biden, impeganto nella campagna elettorale, gli Usa però manderanno la vicepresidente Kamala Harris, facendo andare su tutte le furie Zelensky che ha insistito, anche pubblicamente, perché il presidente Joe Biden partecipasse, intuendone l’importanza negativa della sua assenza.

Tra i presenti ovviamente l’Ue è rappresentata ai massimi livelli, con Charles Michel, Ursula von der Leyen e Roberta Metsola. Ci saranno Olaf Scholz ed Emmanuel Macron, come pure il polacco Andrzej Duda, presidente della Repubblica. Per l’Italia sarà sicuramente presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani; ancora da confermare la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche se la lista pubblicata dal governo svizzero la prevede. Non ci sarà Victor Orban. L’Indonesia manda un diplomatico, come pure il Sudafrica. La Turchia invia il ministro degli Esteri, Hakan Fidan.

Il presidente russo Vladimir Putin, giusto ieri, puntuale come un “orologio svizzero”, ha mandato un messaggio chiaro ai partecipanti a questa conferenza, presntando il “suo” piano di Pace: “l’Ucraina deve ritirare le sue truppe dalle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson e di rinunciare ad aderire alla Nato”. Zelensky, arrivato ieri in Svizzera, ha paragonato le richieste di Putin agli ultimatum che Adolf Hitler lanciava ai Paesi che era prossimo a conquistare, respingendo l'”ultimatum”. Un inizio che non sembra possa portare ad una qualsiasi forma di pace.