Sicilia. Sì a cannabis terapeutica, ma solo per dolore cronico, neuropatico e spasticità da SLA

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L’assessore alla Salute Ruggero Razza ha firmato il decreto con il quale la Regione siciliana si farà carico delle spese sostenute dai pazienti per la terapia per le tre patologie

Farmaco alla cannabis gratuito in Sicilia per per i pazienti affetti da dolore cronico e neuropatico e da spasticità da sclerosi multipla, che si rivolgeranno alle strutture sanitarie pubbliche. Lo prevede un decreto firmato dall’assessore alla sanità, Ruggero Razza con il quale la Regione siciliana si farà carico delle spese sostenute dai pazienti affetti da queste gravi patologie. 

I farmaci alla cannabis potranno avere forma di cartine per uso orale (per la preparazione di decotti),  di cartine e capsule per uso inalatorio (tramite specifici vaporizzatori) e di olio per uso orale. Nessuno “spinello”, insomma.

Il decreto definisce nel dettaglio tutte le regole per la prescrizione, allestimento, erogazione e rimborsabilità dei preparati galenici magistrale o anche di origine industriale a base di cannabis per uso medico.

La prescrizione del farmaco si baserà su un piano terapeutico della durata massima di sei mesi, eventualmente rinnovabile. Inoltre, soltanto i medici dipendenti delle Aziende sanitarie pubbliche regionali, specialisti di Anestesia e rianimazione, Neurologia e dei centri di terapia del dolore potranno prescrivere i farmaci alla cannabis.

Sulla decisione, giubilo è stati espresso dal Comitato Pazienti Cannabis Medica da cui hanno dichiarato che si tratta di “Un grande passo avanti”, anche se “non siamo pienamente soddisfatti perchè molte patologie sono rimaste fuori e c’è ancora parecchio da lavorare per avere garantito il diritto di cura per tutti. Ma non molliamo e continueremo a segnalare alle istituzioni le criticità affrontate come abbiamo sempre fatto, con serietà, costanza e determinazione”.

Felice del decreto anche la Coldiretti che vede in ciò la possibilità di un reddito stimato di 1,4 miliardi di euro e almeno 10 mila posti di lavoro per la produzione dei farmaci, dai campi di coltivazione fino ai flaconi finiti. I farmaci alla cannabis infatti al momento vengono quasi esclusivamente importati dall’estero, ma produrli in Italia sarebbe possibile: anche solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse per la crisi dell’agricoltura tradizionale, la campagna italiana potrebbe mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta.


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