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Vertice di pace in Svizzera. Non c’è l’unanimità: i Paesi più “pesanti” non firmano il testo finale

Come anticipato nel comunicato ufficiale di chiusura del summit di Buergenstock, nonostante si citino solo tre dei 10 punti proposti da Zelensky, non si è riusciti a raggiungere l’unanimità tra i 92 partecipanti

Lo riporta il comunicato finale su un quadro per la pace in Ucraina approvato da un’ottantina su 92 Paesi partecipanti al summit di Buergenstock, nella Svizzera centrale. Il vertice di pace inoltra afferma che “il dialogo tra tutte le parti è necessario per porre fine alla guerra”, dichiarazione che mette in evidenza la scelta ritenuta sbasgliat di non invitare la Russia.

Non si è raggiunta l’unanimità nel comunicato finale del summit sulla pace in Ucraina e a non firmano il comunicato finale sono stati una dozzina di Paesi, molti dei quali ‘pesanti’, in termini numero di popolazione, tra i quali il Brasile che partecipava come osservatore e che ha circa 215 mln di abitanti, l’India, il Paese più popoloso del mondo, l’Indonesia, che oltre 275 mln di abitanti è il più grande Paese musulmano del mondo, il Messico con 127 mln di abitanti ed ancora Libia, Arabia Saudita, Repubblica Sudafricana, Thailandia, Emirati Arabi Uniti., oltre all’Armenia, Colombia ed anche la Città del Vaticano presente come osservatore.

Da sottolineare che la Cina, secondo Paese più popoloso del pianeta dopo l’India, non ha partecipato alla conferenza. Tra i circa ottanta Paesi, che hanno firmato il comunicato finale, ci sono tutti quelli dell’Ue e le tre istituzioni Ue (Consiglio Europeo, Commissione e Parlamento) e il Consiglio d’Europa, organizzazione non Ue con sede a Strasburgo.

Questo in sintesi il documento finale firmato

I Paesi che hanno sottoscritto il comunicato finale del summit per la pace in Ucraina di Buergenstock, in Svizzera, si impegnano a lavorare su tre aspetti della guerra in corso da oltre due anni: sicurezza nucleare, sicurezza alimentare e prigionieri, inclusi i bambini ucraini deportati.

Sicurezza nucleare

In primo luogo, qualsiasi uso dell’energia nucleare e delle installazioni nucleari deve essere sicuro, protetto e rispettoso dell’ambiente. Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, compresa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, devono operare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina, in linea con i principi dell’AIEA e sotto la sua supervisione. Qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto della guerra in corso contro l’Ucraina è inammissibile.

Sicurezza alimentare

In secondo luogo, riporta ancora il comunicato, “la sicurezza alimentare globale dipende dalla produzione e dalla fornitura ininterrotta di prodotti alimentari. A questo proposito, sono fondamentali la navigazione commerciale libera, completa e sicura, nonché l’accesso ai porti marittimi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Sono inaccettabili gli attacchi contro le navi mercantili nei porti e lungo l’intera rotta, nonché contro i porti civili e le infrastrutture portuali civili. La sicurezza alimentare non deve essere in alcun modo usata come arma. I prodotti agricoli ucraini dovrebbero essere forniti in modo sicuro e gratuito ai Paesi terzi interessati”.

Bambini deportati

In terzo luogo, “tutti i prigionieri di guerra devono essere liberati mediante scambio. Tutti i bambini ucraini deportati e sfollati illegalmente, e tutti gli altri civili ucraini detenuti illegalmente, devono essere rimpatriati in Ucraina. Crediamo che il raggiungimento della pace richieda il coinvolgimento e il dialogo tra tutte le parti. Abbiamo quindi deciso di intraprendere passi concreti in futuro nei settori sopra citati, con un ulteriore impegno dei rappresentanti di tutte le parti in causa”.