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Washington Post: Raid su civili a Rafah, Biden e Netanyahu mai così vicini alla rottura

Joe Biden e i suoi consiglieri “sono più vicini” che mai da quando è iniziata la guerra a Gaza “a una rottura con il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Lo scrive il Washington Post citando alcune fonti, secondo cui il presidente Usa “non considera più Netanyahu un partner produttivo che può essere influenzato anche in privato”. Secondo le stesse fonti la “frustrazione nei confronti di Netanyahu ha spinto alcuni dei consiglieri di Biden a fare pressione sul presidente affinché sia più critico in pubblico riguardo al premier israeliano per la sua operazione militare a Gaza”. Biden ha finora ha evitato di portare in pubblico il suo disappunto verso Netanyahu.

Biden per la prima telefonata dallo scorso 19 gennaio, – scondo quanto afferma la Casa Bianca – ha parlato al telefono con Netanyahu, esortandolo a “garantire la sicurezza” della popolazione a Rafah prima di un’operazione militare. Appello rimasto inascoltato e questa notte ci sono stati nuovi raid israeliani sulla città al confine con l’Egitto. Lo denuncia il ministero della Sanità di Hamas, secondo cui negli attacchi sono morte almeno 52 persone. Israele aveva confermato i raid “contro obiettivi terroristici nell’area di Shaboura (a Rafah, ndr), nel sud della Striscia di Gaza”.

Il premier israeliano, in un’intervista a Abc News, fa finta che non ci sia alcun problema con il presidente americano. “L’ho trovato molto chiaro e molto concentrato. Siamo riusciti a metterci d’accordo sugli obiettivi della guerra e su tante cose”, dice Netanyahu, aggiungendo che “A volte abbiamo avuto disaccordi, ma non erano nati da incomprensioni da parte sua o mia”.

Poi sempre nell’intervista a Abc, fa finta di non vare capito le parole di Buden: “Apprezzo il sostegno del presidente Biden dall’inizio della guerra. Non so esattamente” cosa volesse dire quando ha parlato di operazione esagerata. “Ma mettetevi nei panni di Israele, siamo stati attaccati. Abbiamo risposto in modo da attaccare i terroristi, penso che stiamo facendo la cosa giusta. Vinceremo, la vittoria è a portata di mano”.

Inoltre in un estratto di un’intervista alla Abc che sarà trasmessa oggi, Benyamin Netanyahu respinge le richieste a Israele di evitare un’offensiva militare a Rafah: “Coloro che dicono che in nessun caso dovremmo entrare a Rafah ci stanno sostanzialmente dicendo di perdere la guerra. Tenete Hamas lì”, ha dichiarato. Lo riportano i media israeliani. “Prenderemo i restanti battaglioni terroristici di Hamas a Rafah, che è l’ultimo bastione”, ha aggiunto Netanyahu. La città più meridionale di Gaza è diventata il rifugio per quasi un milione di sfollati palestinesi, spinti a sud dalla guerra.

L’esercito israeliano fornirà “passaggi sicuri per la popolazione civile” prima dell’avvio dell’operazione militare a Rafah, ha aggiunto Netanyahu in un’intervista all’ABC News nelle quale ha respinto i timori della comunità internazionale “di una catastrofe”, vista la presenza di centinaia di migliaia di sfollati palestinesi nella zona. “Garantiremo – ha spiegato – un passaggio sicuro alla popolazione civile in modo che possa andarsene. Stiamo elaborando un piano dettagliato per farlo. Su questo non siamo sprezzanti”.

Ovviamente Hamas la pensa diversamente e un alto esponente del movimneto, parlando alla tv della fazione islamica Al Aqsa, ha avvertito che un’azione di terra israeliana a Rafah farà “saltare i colloqui per lo scambio degli ostaggi”. “Ciò che Netanyahu e il suo esercito nazista non hanno ottenuto in più di quattro mesi – ha continuato – non lo realizzerà, non importa quanto durerà la guerra”.