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Sciacca. L’Estate non va: centro deserto, spettacoli di nicchia e un modo di pensare perdente

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Al settimo giorno d’agosto ancora il miracolo non c’è stato, anzi, quest’estate saccense rischia di essere ricordata come la peggiore di sempre

L’estate non va, e se va, sta andando solo a schiantarsi sul muro dell’opinione pubblica già provata dai teatrini continui di questa amministrazione.

Anche ieri sera il centro storico era vuoto e poco interessa se alla Perriera uno spettacolo per meno di 400 persone va bene, l’estate di una città da 40mila abitanti e con aspirazioni turistiche non può e non deve funzionare così.

L’assessore Bilbao, così ribattezzato grazie al modello di turismo che voleva portare a Sciacca, ha impacchettato un’estate saccense senza capo né coda, formata interamente da eventi di nicchia e che durerà così poco da non far capire nemmeno che ha avuto luogo.

Un’estate saccense che ci ricorda la riforma territoriale francese di André Vallini, che, all’epoca secrétaire d’État à la Réforme territoriale fu intervistato dal mitico Jean-Pierre Elkabbach, che gli chiese: “Quelle couleur vous préférez pour le mur?” e Vallini rispose: “Comment? Quel mur?” ed il giornalista sorridente: “Le mur sur lequel votre réforme va se fracasser“.

Ecco, noi, analogamente a Elkabbach chiediamo a Caracappa di che colore vuole il muro sul quale la sua estate saccense si schianterà inevitabilmente.

E non lo diciamo come Cassandra che annuncia sventura, sia chiaro. Tuttavia, un’estate saccense fatta di due mesi risicati, con un settembre composto quasi interamente da teatro, jazz e musica da camera, e che, partita il 25 di luglio al 6 di agosto ancora non è decollata, allora non funziona.

E lo diciamo già da ora, ce ne fregherà veramente una ceppa se l’Azzurro Food o i Modena City Ramblers andranno bene o benino. Fare goal a porta vuota e poi esultare è come mettersi a correre da soli ed esultare per essere arrivati “primi”.

In città non c’è nulla – ed è stato voluto così – né prima, né dopo, né durante, qualsiasi cosa andrebbe bene pur di evitare un suicidio di massa per la noia.

Ma il problema con questa “estate che non c’è” non sono solo questi. C’è proprio una forma mentis sbagliata alla base, a partire da un uso e abuso della lingua siciliana, che a prescindere del “cunti”, “teccà” e “pigghia ddocu” nelle orecchie del saccense medio suonano comunque come “sucati st’ovu”.

Forma mentis sbagliata che si traduce in risultati modesti persino rispetto a realtà vicine dove le risorse erano ben più limitate che a Sciacca. Parliamo di Ribera, dove con il Comune letteralmente senza fondi si è riusciti comunque ad organizzare un’estate dignitosa, anzi, più che dignitosa grazie a privati capaci e amministrazioni disponibili. E così mentre Sciacca, “l’auto-proclamato capoluogo dell’hinterland” avrà un’estate di Elodie, Carmen Consoli e Modena City Ramblers, nella vicina Ribera ci saranno Patty Pravo, Dodi Battaglia e Arisa, oltre a vari comici tra cui Toti e Totino e una serata con Orietta Berti. 

Programmi sovrapponibili? Non proprio, ma quel che conta è che a Ribera il Comune non ha potuto sganciare una lira di contributo e che il centro crispino non crede di essere il “terzo polo turistico” della Sicilia.


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Pubblicato da Sean Gulino

Giornalista Direttore responsabile di Fatti&Avvenimenti. Nato a Partinico (PA), ma saccense. Ha sempre vissuto a Sciacca, dove fin da giovanissimo si è appassionato alla politica locale. Scrive da quando aveva 17 anni, scrive di tutto perché "così è giusto che sia". Ha scritto principalmente per il giornale ControVoce di Sciacca e per il Fatti&Avvenimenti, ma suoi articoli sono apparsi anche sui quotidiani La Valle dei Templi.net, LinkSicilia (MeridioNews), La Voce di New York e tanti altri giornali agrigentini, regionali, nazionali ed internazionali. Da Gennaio 2017 è corrispondente italiano per la rivista francese Lumieres Internationales Magazine. Scrittore a tempo perso. E' anche uno studente di Giurisprudenza. Coltiva da anni la passione della musica e del canto ed ha una sua band. Non chiedetegli cosa voglia fare da grande, perché non lo sa.