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Kirghizistan. Sventato tentativo colpo di stato con arresti di massa, Mosca: “monitoriamo la situazione da vicino”

I servizi segreti del Kirghizistan hanno annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di stato e di aver eseguito numerosi arresti nella capitale Bishek

A confermare la notizia c’è un video, dove gli agenti della sicurezza di Stato in due blitz, eseguire arresti in abitazioni private alla periferia della città e in una strada di Bishek, fermando un’auto e prelevando le persone che si trovavano a bordo.

A confermare la notizia, ripresa dalle agenzie russe, è l’agenzia Kirghiza 24.Kg che riferisce di arresti di massa di persone che progettavano un colpo di stato, ma non fornendo ulteriori informazioni sui soggetti promotori del tentato golpe.

Dal 1936, con il nome di Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa, il Kirghizistan divenne una Repubblica federata dell’Unione Sovietica fino al 1991, anno in cui divenne indipendente dall’URSS, e dal 1992 è membro delle Nazioni Unite.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, tramite la Tass, ha detto che Mosca sta “monitorando la situazione da vicino”, aggiungendo che se fosse vero si tratterebbe di “notizie allarmanti, ma al momento non abbiamo informazioni più dettagliate”. Nel novembre scorso, Vladimir Putin in persona si è recato in visita ufficiale nella regione ed ha incontrato il presidente Sadyr Zhaparov.

Curioso che sabato 2 giugno, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, è stato in visita ufficiale che a Biškek ed ha incontrato i massimi funzionari, tra cui lo stesso Zhaparov. I due leader “hanno discusso dell’importanza di un ulteriore sviluppo della mobilità aziendale e del turismo, nonché dell’espansione dei contatti tra i cittadini”.

Ma il sospetto e che Michel è arrivato in Kirghizistan per discutere della legge all’esame del Parlamento di Biškek simile a quella sugli agenti stranieri varata in Russia nel 2012, che obbliga le ong che ricevono finanziamenti dall’estero, a controlli e regole. La Commissione europea su questa legge si era espressa considerandola come una crescente repressione del dissenso.