Renzi a Sciacca, il popolo si scatena e qualcuno li definisce “Haters”: di chi è la colpa?

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Il leader del PD, l’uomo solo al comando, Matteo Renzi è stato a Sciacca: la gente, qualcuno li chiama “haters” – ovvero coloro che odiano, dall’inglese -, l’ha attaccato aspramente sui social, ma perchè è successo? Ad essere attaccato non soltanto lui, ma anche coloro che sono andati a SciaccaMare a sentirlo.

A sollevare il problema è la solita spocchiosa ed insopportabile “sinistra colta”, che di “colto” ha, probabilmente, solo il taglio di capelli; e solo se il barbiere parla come il cinese dei film di Tomas Milian. Sì, la stessa sinistra che applaudiva alle gag della Guzzanti su Berlusconi; Berlusconi spesso definito non sui social, ma proprio sui mezzi di comunicazione: cialtrone, cattivo, mafioso, losco, dittatore, puttaniere e chi più ne ha, più ne metta. Ma quello andava bene, tutto quello che fa la sinistra è giusto. Del resto, se quell’odiato Berlusconi raccontava barzellette nei comizi era un pagliaccio; se lo fa Renzi: “è divertente dai!”. 

Se poi una barzelletta la dice Grillo, che il comico lo ha fatto veramente ed anche bene, apriti cielo: odiato, insultato, schernito, disegnato quasi come una sorta di futuro Mussolini che va avanti a pubblicità sul blog e barzellette per stupidi. Sì, per stupidi, perché se ride la sinistra, allora è forbita satira intellettuale, se ridono gli altri, sono ebeti. Chissà perché.

Ma quindi perchè la gente ce l’ha col povero Renzi? Cosa ha fatto di male? Beh, diciamo le cose come stanno: i tempi sono cambiati, i politici della caratura di Renzi, tutti, nessuno escluso, rappresentano ben poco per l’uomo comune. Il partito più grande in Italia è e resta l’astensionismo con un sistema maggioritario che negli anni ha fatto più danni che bene, portando partiti votati da pochi a nominare persone votate da nessuno in parlamento che hanno fatto leggi che chiedevano taluni, spesso infischiandosene beatamente della fazione con cui quel posto l’avevano avuto. Insomma gente che rappresenta nulla se non sé stessa, diventa logicamente pesante da digerire per il troppo spesso vituperato ed inascoltato uomo medio; con buona pace di chi per motivi ingenuità o interessata benevolenza vuole difenderli.

Io infatti sono convinto che non siano tanto i social ad aver abbassato il carisma dei politici tanto da averli resi vicini agli insulti più qualunquisti, ma i politici stessi ad essere arrivati a punti risibili. Il politico di livello infatti, visto una volta come una specie di essere ultraterreno, spesso oscuro, straordinariamente colto, con un percorso di vita al dir poco invidiabile, è oggi un personaggio più terra terra, il cui flemmatico carisma ha lasciato il passo a modi grezzi e stupidamente arroganti.

Ma attenzione non è tanto l’arroganza in sé a dar fastidio, l’arroganza è un po’ come un’automobile di grossa cilindrata o un vestito costoso: ha un prezzo. Il prezzo dell’automobile è il denaro, il prezzo dell’arroganza è la credibilità. Bisogna essere credibili per essere arroganti;  e spesso i politici di oggi non lo sono. E siccome non voglio farvi addormentare dopo questo lungo discorso che sta per volgere al termine, vi chiedo, ascoltate questo discorso tratto da “il Divo” di Paolo Sorrentino, il regista lo ha messo in bocca ad Andreotti, ma avrebbe avuto lo stesso effetto se lo avesse messo in bocca ad un Renzi qualsiasi? Attenzione, non il discorso nel merito, ma la tipologia di discorso, la sua estrema serietà, la tensione che solo una mente geniale portata quasi al limite della follia può trasmettere. Un Renzi qualsiasi avrebbe avuto la credibilità di fare un discorso simile? No. Senza appello.

Ma questo perchè? Perché se Andreotti fa un discorso simile è da temere, se lo facesse Renzi verrebbe da ridere? Eppure hanno avuto lo stesso ruolo, certo non la stessa carriera, cultura, storia personale, amicizie, influenza internazionale, potere politico; ma comunque lo stesso ruolo: presidente del Consiglio dei Ministri.

La verità è che non abbiamo più i politici di una volta,quelli della odiatissima Prima Repubblica, quelli che rubavano e che tuttavia erano gli stessi di Sigonella ’85, fatto storico che in molti ignorano, spesso dimenticato dai media – chissà per quale motivo – come se aver alzato la testa per l’Italia fosse stata una vergogna. Gli stessi degli accordi e degli scontri con la CIA, degli aiutini di KGB, apparati di intelligence Bulgari e Albanesi, gli stessi che potevano contare qualcosa negli scontri in medio-oriente quando ancora si discuteva con Arafat. E quei politici non li abbiamo più in virtù di quella considerazione sempre attuale: “fai sanguinare persino un Dio in mare, e stai pur certo gli squali arriveranno anche per lui”. Ma questo non significa che il sangue di una divinità sia uguale a quella di una politicante qualsiasi.


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Informazioni su Sean Gulino

Giornalista Direttore responsabile di Fatti&Avvenimenti. Nato a Partinico (PA), ma saccense. Ha sempre vissuto a Sciacca, dove fin da giovanissimo si è appassionato alla politica locale. Scrive da quando aveva 17 anni, scrive di tutto perché "così è giusto che sia". Ha scritto principalmente per il giornale ControVoce di Sciacca e per il Fatti&Avvenimenti, ma suoi articoli sono apparsi anche sui quotidiani La Valle dei Templi.net, LinkSicilia (MeridioNews), La Voce di New York e tanti altri giornali agrigentini, regionali, nazionali ed internazionali. Da Gennaio 2017 è corrispondente italiano per la rivista francese Lumieres Internationales Magazine. Scrittore a tempo perso. E' anche uno studente di Giurisprudenza. Coltiva da anni la passione della musica e del canto ed ha una sua band. Non chiedetegli cosa voglia fare da grande, perché non lo sa.

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