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Partita Vaccinazione Covid ma sono tanti i “No vax”: al nord e non solo molti operatori di Rsa si rifiutano d’immunizzarsi

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Ieri in pompa magna è partita la vaccinazione anti Covid su scala nazionale, tutti i media hanno enfatizzato l’evento in una sorta di spot collettivo, con l’evidente scopo di convincere i No Vax

Che una parte dei cittadini erano contrari a vaccinarsi per svariati motivi già si sapeva, ma che la percentuale potesse essere molta alta, forse le alte sfere del governo non l’avevano proprio previsto. Quello che più preoccupa al momento non sono i normali cittadini, ma quelle categorie il cui lavoro è direttamente a contatto con degenti come le RSA. Diversi i casi segnalati, l’ultimo in una RSA di Brescia, dove solo due operatori su dieci hanno dato la disponibilità ad immunizzarsi.

In provincia di Brescia infatti, le adesioni al vaccino sono solo il 20% dei lavoratori delle Rsa. A rendere note queste percentuali è stato il direttore generale della Ats cittadina Claudio Sileo, a cui si è aggiunto il commento di Stefania Pace, presidente dell’ordine professioni infermieristiche della provincia: “Come ordine faremo di tutto per convincere i colleghi a vaccinarsi”. “Il Covid – ha poi aggiunto– ha devastato le case di riposo ed è incomprensibile che i colleghi non vogliano vaccinarsi. Se medici e infermieri delle Rsa faranno memoria della devastazione vissuta, sono convinto che cambieranno idea”.

Ma i problemi con la vaccinazione anti Covid non sono solo nella provincia di Brescia, in Piemonte e in altre province lombarde, la situazione è simile.

Immediata si è alzata la voce della sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che preoccupata ha già manifestato l’intenzione di imporre la vaccinazione obbligatoria a tutti i dipendenti pubblici.

Proprio le Rsa sono stati inseriti nelle categorie a rischio, ovvero quelle alle quali è necessario somministrare il vaccino prima possibile, ma molti degli operatori soprattutto al Nord, non sarebbero disposti a vaccinarsi. Il governo è preoccupato, sopratutto perché c’è il rischio emulazione e altri, magari tra i dipendenti della sanità pubblica potrebbero rinunciare.

Da qui la dichiarazione della sottosegretaria alla Salute Zampa: “per chi opera nell’ambito della salute il vaccino deve essere precondizione all’assunzione”. Dichiarazione che hanno fatto ripartire il dibattito sull’obbligo, che si scontrerebbe con la Costituzione e farebbe partire una valanga di ricorsi. Uno dei punti deboli di questa proposta sta nell’imporre la vaccinazione e nel contempo fare firmare una liberatoria sugli eventuali rischi… una contraddizione non di poco conto.

Al momento quindi si punta sulla persuasione, al ministero infatti risulta che circa il 70% del personale abbia dato la sua adesione alla vaccinazione. Ma la sottosegretaria alla Salute insiste e si dice convinta che nei contesti sanitari pubblici sia necessario l’obbligo: “Lo affermo da tempo. Chi lavora nel pubblico e a contatto con il pubblico ha una responsabilità maggiore, per questo abbiamo inserito alcune categorie di dipendenti statali tra le prime per le vaccinazioni. Non mi riferisco solo al personale sanitario, parlo anche degli insegnanti: è una questione di buon senso. Prima della pandemia, abbiamo istituito l’obbligo delle vaccinazioni per i bambini in età scolare, senza le quali non sarebbero appunto stati ammessi a scuola. Non vedo perché non si dovrebbe pensare anche al Covid, soprattutto per gli insegnanti. Nel contratto di lavoro pubblico lo metterei come precondizione per l’assunzione”.

Ma se l’obbligo può essere imposto nel pubblico, cosa diversa è il privato e la  Zampa al momento si limita a dirsi sicura che i titolari delle Rsa non statali “rifletteranno sull’importanza di garantire la sicurezza ai loro ospiti. Mi sembra ovvio e giusto che un familiare, nel momento in cui sceglie una struttura, abbia il diritto di sapere se vengono attuate tutte le precauzioni perché il proprio genitore o parente non venga danneggiato”.


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Redazione di Fatti&Avvenimenti